Mercoledì 13 aprile 2016
CAGLIARI Il progetto Uomini-contro-carbone Cagliari, sala della Fondazione di
Sardegna, conferenza di presentazione, partecipano l'associazione Paesaggio Gramsci (il presidente
Umberto Cocco), la presidente del Fai Sardegna(Maria Antonietta Mongiu), il sindaco di Ula Tirso (Ovidio
Loi) e il sindaco di Nughedu Santa Vittoria (Francesco Mura), l'assessore alla Cultura del Comune di
Neoneli (Marzia Camboli), che annunciano le manifestazioni per ricordare i 70 anni dagli accordi fra Italia
e Belgio che dettero inizio alla prima grande migrazione italiana del secondo dopoguerra, dalla quale la
Sardegna centrale e il Barigadu in modo particolare vennero investiti in pieno. Fa seguito la proiezione del
film “Déjà s'envole la fleur maigre” di Paul Meyer, capolavoro del cinema neorealista centro-europeo,
protagonisti e comparse molti minatori sardi emigrati in Belgio e in particolare una famiglia di Ula
Tirso.
Lunedì 25 luglio 2016
NUGHEDU SANTA VITTORIA sala consiliare ore 19.00 il ricercatore
Martino Contu (docente di Sociologia dei processi culturali, Università di Sassari)illustra la ricerca e i
primi dati rilevati negli archivi comunali e relativi alle migrazioni del secondo dopoguerra, a cominciare
da quella nelle miniere del Belgio. Viene presentato il progetto di una video-installazione itinerante,
costituita dalle interviste ai minatori del Barigadu. A cura di Simone Cireddu e Barbara Pinna, di “La mina”
(questo il titolo dell'installazione) viene mostrato un trailer di alcuni minuti. La manifestazione si
conclude con l'intervista a un ex emigrato, diventato al ritorno sindaco del paese.
Venerdì
29 luglio 2016
NEONELI Nella Piazza Barigadu alle ore 21.15, proiezione delle interviste ai minatori,
da “La mina”. Relazione di Martino Contu dal titolo: “Dal Brasile al Belgio. Le mete dell'emigrazione.
Proiezione di “Marina”, film di Stijn Coninx, con Luigi Lo Cascio e Donatella Finocchiaro «Racconta la
storia vera del cantautore calabrese Rocco Granata, autore della celeberrima canzone che dà il titolo alla
pellicola. Partito da bambino con tutta la famiglia (la madre è Donatella Finocchiaro), Rocco insegue per
tanti anni la carriera di musicista, ostacolato dal dilagante razzismo verso gli italiani (sarà impossibile
ottenere per vie legali una licenza per suonare in pubblico, nonché coronare il sogno d'amore,
corrisposto, con la bionda Helena),da discografici poco lungimiranti (che puntano su "Manuela",
brano più raffinato ma molto meno orecchiabile), soprattutto dall'ostracismo oltranzista di un padre
autoritario (Luigi Lo Cascio). Coninx, regista candidato agli Oscar nel lontano 1993 per "Padre
Daens", racconta una "efficace storia semplice che trasuda sincerità e calore, emozionando fino alle
lacrime, regalando anche attimi di poesia, come nelle rare scene in presenza di uno splendido personaggio:
il timoroso Jacky. Vittima di bullismo alla presenza di Rocco bambino, diventerà suo caro amico e suo primo
fan, e lo scagionerà da un'accusa infamante. Rimarrà, insomma,nei nostri cuori.(.....) Coproduzione
italo-belga resa possibile da finanziamenti pubblici - anche in forma di sgravi fiscali – di entrambi i
paesi, e dal prezioso contributo di Cristiano Bortone e i fratelli Dardenne; distribuita in Italia, dopo un
grande e meritato successo in Belgio». (da Ondacinema)
Mercoledì 17 agosto 2016
ULA
TIRSO Piazza IV Novembre ore 19.30, presentazione e dibattito su “La catastròfa. Marcinelle 8 agosto 1956”
(Sellerio, 2011) di Paolo Di Stefano conversazione con l'autore, con la partecipazione di Nicolò Migheli
(sociologo), Maria Antonietta Mongiu (presidente Fai Sardegna), Ovidio Loi (sindaco di Ula Tirso),
coordinamento Umberto Cocco (giornalista).
Il messaggio più scomodo che viene, in queste pagine, dalle
parole dei superstiti è che essi furono e si sentirono orfani non solo della miniera ma, una seconda volta,
orfani della patria. Marcinelle, Belgio, 8 agosto 1956, la Catastròfa (nell'espressione metà dialetto
metà francese) è l'incendio scoppiato a 975 metri sottoterra in una miniera del distretto carbonifero di
Charleroi. 262 morti, 136 immigrati italiani, caduti per un banale accidente ma uccisi soprattutto
dall'imprevidenza premeditata, dalla mancanza di misure protettive e dalla disorganizzazione
Ore
21.30, Video-interviste estratte da”La mina”: Caterina Sanna e Cristina Mura, sorella e nipote del
minatore/attore Pietro Sanna; Chinina e Andreina Sanna, moglie e figlia del minatore Francesco Sanna,
fratello di Pietro: ricordi e lontane memorie del film Già vola il fiore magro, ma soprattutto non
consapevolezza.Il minatore di Sindia Antonio Daga ha partecipato con la moglie incinta, alle riprese del
film. «Ricordo vagamente del film e mio cognato Pietro non ne era contento. Penso l'abbiano girato a
Flénu. Mi farebbe piacere vederlo». (Chinina Sanna) «Facevano fotografie nelle baracche di Flénu, io e mia
moglie eravamo lì. Eravamo in tre e ci riprendevano». (Antonio Daga)
Alle ore 22.00 proiezione della
versione blu ray della Cinematek di Bruxelles, del film “Dèjà s'envole la fleur maigre” (1960) di Paul
Meyer, con Pietro Sanna (minatore di Ula Tirso) e la sua famiglia. Un emigrato sardo in Belgio, Pietro, di
Ula Tirso, riceve alla stazione la famiglia, moglie e tre figli. Il maggiore di questi, Giuseppe, è
destinato alla miniera, pur essendo ancora minorenne,mentre i due maschi, Attilio e Luigi, andranno,
accompagnati da un ragazzo più grande,Valentino, alla scuola per emigrati, dove un maestro insegna loro i
primi rudimenti del francese. La fatica è scarsamente retribuita e la chiusura di miniere non infrequente,
tra uno sciopero e l'altro; in più i comprensibili problemi determinati dalle difficoltà di integrazione
con i nativi. La giornata è pesante per i minatori, più spensierata per i ragazzi, che trovano nel gioco il
loro svago, rotolandosi in gara con i compagni belgi giù da cumuli di carbone su cui già spunta l'erba.
Mentre un gruppo di immigrati greci canta e balla in uno spazio fra le case l'anziano Domenico - alla
vigilia del suo sospirato rientro in Italia - va in giro sulle alture con il piccolo Luigi, per fargli
comprendere cosa è veramente il Borinage ai loro piedi: per lui sinonimo di pericolo in miniera, di polvere
nera, di lavoro pesante e di miseria.Commissionato come cortometraggio dal ministero della pubblica
istruzione, il film doveva nelle intenzioni del governo raccontare la felice integrazione fra comunità di
emigrati nel bacino minerario del Borinage. Ma divenne in corso d'opera qualcosa di diverso dal progetto
iniziale. Ritirato dal governo belga nel 1963 (atto che decretò anche la fine della carriera del regista),
venne di nuovo distribuito nelle sale solo dopo gli anni '90, quando Meyer poté acquistarne i diritti.
Nel 1960, il film vince il Premio della Critica al primo festival di Porretta Terme, dove Cesare Zavattini
si congratulò pubblicamente con il cineasta, premiato da una giuria composta da Visconti, De Sica, De
Sanctis e Rossellini. La pellicola è stata restaurata dalla Cinematek di Bruxelles nel 2016, e presentata in
prima mondiale nella capitale belga il 1° giugno.
Sabato 20 agosto 2016
SAMUGHEO Alle 19
apre la mostra dal titolo “Adesso arriva anche lì il sole”, nella Casa Serra. Alle 21 nello spazio
antistante, tavola rotonda su “La memoria culturale del lavoro e dell'emigrazione. Minatori, tessitrici.
Chi racconta questa storia, e a chi?”, con Maria Antonietta Mongiu (presidente Fai Sardegna), Paolo
Piquereddu (direttivo ICOM Italia), Antonello Demelas (sindaco di Samugheo), Sandro Sarai (responsabile
Museo Emigrazione Asuni - MEA) coordina Umberto Cocco (giornalista)
Alle 21.30 video-interviste a
Raimondo Flore, Giuseppe Macis, Basilio Patta, Luigi Loi e Antonio Mura (estratto da “La mina”): il lungo
viaggio da Samugheo a Mons, Flénu, Maurage, Jemappes, Limbourg. Il tempo libero e la vita sotto terra,
Salvatore Adamo e il motopicco. «Immaginavo che il Belgio era così, ero curioso, avevo volontà». (Giuseppe
Macis) «Io mi sono rovinato la salute, ma ci andrei ancora a lavorare in miniera». (Raimondo Flore)
«Salvatore Adamo, un paesano». (Basilio Patta)
Domenica 21 agosto 2016
ARDAULI Nel novenario
di San Quirico ore 21.00, tavola rotonda su “Storie di antifascismo ed emigrazione”, l'autobiografia di
Francesco Ibba, sardista, sindaco, minatore, sindacalista. Archivio Diaristico nazionale di Pieve Santo
Stefano conversazione con Tomaso Sanna, Linalba Ibba, Roberto Putzolu (sindaco di Ardauli).
Alcuni
giovani di Ardauli sono fra i primi che nel 1946 si mettono in movimento dalla Sardegna verso il Belgio e
l'Europa centrale, in un flusso che diventerà impetuoso di lì a poco e chedurerà almeno dieci anni.
Arrivano in Belgio passando dalla Francia clandestinamente. Fra loro c'è il giovane sindaco del paese,
Francesco Ibba. La sua autobiografia («Storie di antifascismo e di emigrazione», edizione LiberEtà, 2001), è
anche un bilancio dell'emigrazione sarda in Belgio. «Dalla sola Ardauli, per lavorare nelle miniere di
carbone ne giunsero oltre 90, una ventina insieme alle proprie famiglie», scrive. Reduce dal fronte greco
albanese,sardista fieramente antifascista, eletto sindaco a 25 anni nel 1946, Chicchìnu Ibba lascia il paese
qualche mese dopo l'elezione con alcuni amici, in cerca di lavoro e in fuga dall'ambiente.
Clandestino in Francia, minatore in Belgio, frequenta la Jeunesse ouvrière catholique (Joc), si qualifica
capo cantiere livellatore per i lavori nel sottosuolo («Unico straniero che era riuscito a conseguire tale
titolo di studio») e, tornato in Sardegna nel 1953 dopo un incidente nella miniera dove lavora, nella quale
muoiono cinque persone, organizza un ufficio della Uil nel Barigadu, poi è delegato per la Sardegna della
Centrale sindacale dei minatori aderente alla Federation général des travailleurs de Belgique, infine nel
1978 con la Cgil di Oristano apre nella sede di via Dritta un ufficio di assistenza agli ex emigrati che
curerà personalmente per anni quasi sino alla morte avvenuta nel 2003.
Alle ore 22.30, video-interviste
a Giovanni Murgia, Benito Fais, Cosimino Masala, Cosimo Carta, Giovanni Putzolu e Pasqualino Ibba: dalle
campagne di Ardauli a Frameries, Quaregnon, Anderlues, Charleroi. «Non sei per divertimento in Belgio, è per
l'avvenire, per fare la casa». (Cosimo Carta) «La mina è mina: è un lavoro difficile». (Benito Fais).
Martedì
30 agosto 2016
SORRADILE Nel novenario Santa Maria di Turrana alle ore 21.00, video-intervista a
Pasquale Zaru (estratto da “La mina”).
«A quei tempi emigravano tutti in questo Belgio, Belgio, Belgio.
Dicevano che si guadagnava molto e allora ho provato anche io. Io sono andato convinto che era brutto perché
molti andavano, rimanevano un paio di giorni, un mese, e se ne venivano, allora si sapeva. Poi andando noi
nelle stazioni incontravamo i treni, noi andando e un altro treno ritornando e ci gridavano alla frontiera “
non andare, non andare, è brutto”». (Pasquale Zaru)
Recando la statua lignea della Vergine dal volto
scuro, custodita nella parrocchiale, una processione attraversa le vie del paese e poi per un sentiero in un
fitto bosco in località di Sas Iscaleddas, giunge nella tarda serata a Turrana, dove compie un giro intorno
al santuario. Nella chiesetta risalente al '500, si recitano le lodi in sardo in onore della Madonna. Al
termine, davanti alla chiesa, gli obrieri offrono ai fedeli vino bianco agli uomini e caffè alle donne.
Quest ’anno la festa è occasione di riflessione sull’emigrazione che ha svuotato i paesi del Barigadu.
Venerdì
2 settembre 2016
BUSACHI Nel Centro Servizi, via Brigata Sassari alle ore 18.00, proiezione delle
video-interviste alle donne: Franca Musu, Lucia Murgia, Pietrina Putzolu, Pina Putzolu, Anna Rosa Zedda,
Anna Macis, Maria Magari, Barbara Pinna, Serafina Putzulu e Giovanna Ibba (estratto da “La mina”)
Donne
contro carbone: mogli e figlie dei minatori. Alcune di loro hanno vissuto in Belgio o cisono nate, altre ne
hanno sentito solo parlare. Il Belgio vissuto e quello immaginato. «L'acqua non si poteva bere, troppo
calcare. Si beveva solo birra, anche i bambini ». (Lucia Murgia) «Mio babbo ci parlò del Belgio come di un
paese grigio, triste e piovoso. Si trovò malissimo nella miniera , ne parlava come se fosse stato a visitare
l'inferno, e infatti dopo una settimana ritornò in Sardegna». (Franca Musu) Alle ore 19.00, proiezione
“Italiani in Belgio” (2014) 34 minuti Il documentario, prodotto nell'ambito del progetto europeo
Perypezye Urbane ed il SeamediaProject in collaborazione con la Howest University e l'Università di
Macerata, contiene 5 video interviste per raccontare le diverse e variegate facce di generazioni di italiani
in Belgio: dagli ex minatori ai giovani che oggi sono tornati a migrare.
Mercoledì 7 settembre
2016
Mercoledì 7 settembre 2016 BIDONI' Nel novenario Santa Maria di Ossolo ore 21.30
Video-intervista a Pasquale Zaru. Alle ore 22, proiezione di “Mineurs”, film di Fulvio Wetzl (2007), con
Franco Nero e Valeria Vaiano. Colonna sonora di Salvatore Adamo. E' la storia, vista attraverso gli
occhi dei bambini, di un ricongiungimento familiare, una madre ed un figlio che lasciata la terra natia
intraprendono un lungo viaggio tra due mondi distanti tra di loro quali la Basilicata e le Fiandre, per
raggiungere il capo famiglia impiegato nelle miniere belghe. Il film è diviso in due parti; nella prima ci è
mostrata dettagliatamente la vita che anima un piccolo paese lucano, dove la quotidianità è dettata da ritmi
che si perdono nella notte dei tempi; nella seconda ci vengono mostrate le condizioni di lavoro dei minatori
italiani in Belgio. La ricostruzione minuziosa non lascia nulla al caso, c'è una cura maniacale dei
particolari che va dall'oggettistica all'abbigliamento dei protagonisti. Molto toccante è la parte
dedicata al viaggio. Per molte di queste persone, che non erano mai uscite dai propri confini, il mondo
appare nella sua varietà per la prima volta. Attraversare l'Italia le porta a contatto con dialetti ed
accenti diversi, quello che a scuola era teoria diventava di fatto reale. Lontane dal proprio mondo queste
persone subiscono anche l'onta dell'umiliazione, una volta varcati i confini nazionali sul treno che
li porterà a destinazione. Il Belgio non è lontano solo geograficamente ma anche culturalmente. Gli uomini
qui impiegati che finalmente possono ricongiungersi ai propri cari, hanno riadattato la loro esistenza alle
difficili condizioni di lavoro che ogni giorni li mette alla prova. Come il vivere in fatiscenti baracche
senza letti e riscaldamenti, o con il rischio di ammalarsi di silicosi per aver respirato troppa polvere
nelle viscere della terra. In questo nuovo mondo i primi a riadattarsi saranno proprio i bambini
protagonisti del film che attraverso la scuola e il gioco non avranno difficoltà a ricominciare una vita
altrove. Molto bravo e calato nel ruolo Franco Nero, che interpreta con intensa drammaticità un di questi
minatori affiancato da un altrettanto brava Valeria Vaiano sua consorte nel film». "Mineurs" ha
aperto l'edizione 2007 del Giffoni Film Festival, è stato trasmesso in seconda serata da Rai1 l'8
agosto del 2015 in occasione dell'anniversario del disastro di Marcinelle e della "Giornata
nazionale del sacrificio e del lavoro italiano nel mondo".
Venerdì 16 settembre 2016
FORDONGIANUS Nella
sala del Consiglio comunale, alle ore 21.00 proiezione della video-intervista a Cosimo Carta (estratto da
“La mina”). Ore 21.30 “Musi neri”, (2012) 47 minuti.
Prodotto dalla Provincia di Pesaro Urbino e
realizzato da Filippo Biagianti, videomaker e giornalista dell'ufficio stampa dell'Ente, il
documentario si snoda attraverso il racconto dei flussi migratori che interessarono l'Italia centrale a
partire dal primo dopoguerra. Manodopera diretta verso la Francia, la Germania, il Lussemburgo. E
soprattutto verso l'area di Charleroi, grazie all'accordo tra governi che portò allo scambio tra la
forza-lavoro italiana e il carbone belga. Con testimonianze dirette e documenti storici vengono ricordati le
condizioni di lavoro proibitive e i drammi collettivi. In primis la tragedia di Marcinelle del '56, un
disastro minerario che costò la vita a 262 morti.
Venerdì 23 settembre 2016
ZURI Al museo,
ore 18.00, convegno dibattito. La diversità della presenza italiana in Belgio, relazione di Anne Morelli
(professoressa dell'Università di Bruxelles, specialista di storia delle migrazioni nel Belgio)
Migrazioni/emigrazioni: proposte per una casistica storica, relazione Adriano Prosperi (professore emerito
di Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa).
Alle ore 19.00 tavola rotonda con
Giovanna Corda (già parlamentare europea, vicesindaco di Boussu, Belgio) Carla Cantone (segreteria generale
FERPA, sindacato europeo pensionati e persone anziane) Martino Contu (docente di Sociologia dei processi
culturali – Università di Sassari) Maria Antonietta Mongiu (presidente Fai Sardegna) coordina Umberto Cocco
(giornalista) Alle ore 20.00, video-interviste a Serafino Putzolu, Raffaele Pinna, Basilio Patta, Giuseppe
Macis, Valentino Usai, Sebastiano Frongia, Pasquale Zaru, Salvatore Carta, Cosimo Carta, Raimondo Fiore e
Salvatore Zedde (estratto da “La mina”): sono andati via da Zuri, Sorradile, Samugheo, Tadasuni, Ardauli,
Teti, Austis. Poi sono tornati. «Un lavoro come i topi in mezzo alla polvere». (Basilio Patta) «Si doveva
strisciare come un serpente». (Sebastiano Frongia) «Quando prendevamo la gabbia si diceva “avanti, anche
oggi sette ore di guerra”». (Pasquale Zaru)
Sabato 24 settembre 2016
AUSTIS Al Centro
Sociale ore 18.00, video-intervista a Salvatore Carta (estratto da “La mina”): nel 1950 Salvatore Carta
parte per il Belgio assieme ai compaesani Giuseppe Arru, Antonio Floris e Giovanni Trogu. Vivrà a Flénu, non
distante dalla miniera di Cuesmes.
«Il sole in Belgio non si vedeva mai. Non vedevano mai il sole lì.
Io mai visto lo avevo. Le stelle,mai viste. Ha cominciato ad arrivargli nel 1959, quando mi sono sposato io.
Dall'anno è venuto il sole. I belgi contenti, le donne le vedevi sbracciate: è arrivato il sole come
l'Italia, comme en Italie, le soleil, le soleil, che bello. E ballavano fuori. Davvero. Allora adesso
arriva anche lì il sole, adesso arriva, perché il globo si è spostato». (Salvatore Carta)
Video-interviste
a Sebastiano Frongia e Valentino Usai (estratto da “La mina”): il 20 giugno del 1955 Sebastiano Frongia e
Valentino Usai lasciano Teti. Dopo accurate visite mediche a Nuoro, Milano e Charleroi, iniziano a lavorare
a La Roton di Farciennes.
«Sono andato in Belgio che qui era peggio di oggi: la gente scappava perché
c'erano capre e pecore come tutta la Sardegna. Avevamo bisogno di fare qualche cosa». (Valentino Usai)
«In miniera la gente non si chiama per nome, si chiama per numero. Ogni persona ha un numero di medaglia.
Per esempio io avevo 343. Se uno mi chiamava, mi chiamava 343, e io sapevo che chiamava me». (Sebastiano
Frongia)
Venerdì 30 settembre 2016
MACOMER Al Centro Servizi Culturali – ex caserme Mura ore
21.00, video-interviste a Michele Pinna, Antioco Oggiano, Antonio Daga e Antonio Frau (estratto da “La
mina”): Tre minatori di Sindia raccontano l'esperienza belga, la vita sopra la terra e la vita sotto
terra. Emerge il dolore e la sofferenza, l'assenza di paura e, a tratti, la reticenza. Antonio Frau è
figlio di Francesco, minatore di Ollolai che ha lavorato a 718 metri nella miniera La Roton di
Farciennes.
«Ormai non ho più nostalgia del Belgio: mia moglie ha pianto tre mesi quando siamo
arrivati, sei mesi quando siamo rientrati in Sardegna». (Michele Pinna) «Quando i minatori avevano finito il
loro turno di lavoro, noi li vedevamo passare. Erano tutti neri, irriconoscibili. Loro ci salutavano, però
non si capiva niente». (Antonio Frau)
Alle ore 21.30, il film “Dèjà s'envole la fleur maigre”
(1960), film di Paul Meyer, con Pietro Sanna (minatore di Ula Tirso) e la sua famiglia.
Giovedì 3
dicembre 2016
SardegnaSoprattutto omaggio ad Antonio Gramsci GHILARZA Torre Aragonese ore 18
dibattito
su Gramsci e la religione con Adriano Prosperi, Professore emerito di Storia moderna alla Scuola Normale
Superiore - Pisa
che risponde alle domande di Andrea Oppo, docente di Filosofia teoretica alla Facoltà
teologica di Cagliari Silvano Tagliagambe, filosofo
coordina Maria Antonietta Mongiu,
SardegnaSoprattutto
Giovedì 29 dicembre 2016
BUSACHI Sala servizi sociali ore 17.30
A
70 anni dall'accordo Italia Belgio sull'emigrazione
Toni Ricciardi presenta il libro
Marcinelle, 1956 (Donzelli editore, 2016)
Lo intervistano Umberto Cocco, Vincenzo Medde, Maria
Antonietta Mongiu con la partecipazione di Gianni Orrù (sindaco di Busachi), Ovidio Loi (sindaco di Ula
Tirso) e Antonio Solinas (consigliere regionale)
Il dibattito sarà preceduto dalla consegna del DVD ai
Comuni del Barigadu, e dalla proiezione di alcune brevi interviste ai minatori tratte da La Mina, di Simone
Cireddu e Barbara Pinna (2016, .... minuti), realizzata nell'ambito del progetto Uomini contro
carbone
Sabato 6 ottobre 2018
ORISTANO Hospitali Sancti Antoni, ore 17
A un secolo
dalla costruzione della diga del Tirso e dall'avvio delle bonifiche Il riformismo di Nitti e Omodeo.
L'operazione idroelettrica: obiettivi imprenditoriali, costi sociali
Ovidio Loi sindaco di Ula
Tirso
coordinatrice scientifica Maria Carmela Soru storica, Università di Cagliari
modera Umberto
Cocco giornalista
Maria Carmela Soru insegna Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze della
Formazione dell'Università di Cagliari. Si è occupata di storia delle donne, del loro apporto ai lavori
della Costituente, della storia sarda del Novecento, del pensiero sicialista tra fine Ottocento e primo
Novecento, della storia agraria del Campidano oristanese. Autrice di Terralba. Una bonifica senza
redenzione. Origini, percorsi, esiti. (Carocci, 2000)
Marisa Fois già Visiting Fellow al Graduate
Institute di Ginevra, ricercatrice all’Università di Cagliari, ha collaborato con il Centre des Mondes
Africains (CEMAf) di Aix-en-Provence. Si occupa di minoranze, politica e identità in Nord Africa,
decolonizzazione e postcolonialismo. Autrice di Politics and Minorities in Africa (Ed., Aracne 2012); La
minoranza inesistente. I berberi e la costruzione dello Stato algerino(Carocci 2013)
Toni Ricciardi tra
i coautori del Rapporto italiani nel mondo della Fondazione Migrantes, del primo Dizionario enciclopedico
delle migrazioni italiane nel mondo (Ser, 2014) e membro del comitato editoriale di «Studi Emigrazione».
Autore di Associazionismo ed emigrazione. Storia delle Colonie Libere e degli Italiani in Svizzera (Laterza
2013); Morire a Mattmark l'ultima tragedia dell'emigrazione italiana (Donzelli 2015); Marcinelle,
1956. Quando la vita valeva meno del carbone (Donzelli 2016); Breve storia dell'emigrazione italiana in
Svizzera. Dall'esodo di massa alle nuove mobilità (Donzelli, 2018)
Sandro Ruju Autore di Contadini
e pastori nella Sardegna del Novecento (per il volume Contadini, a cura di Maria Luisa Betri, Torino,
Rosenberg e Sellier, 2006); Il lavoro in Sardegna. Mutamenti, immagini e testimonianze (in La Sardegna
contemporanea a cura di Luciano Marroccu, Roma Donzelli, 2015); L'irrisolta questione sarda, (Cagliari,
Cuec 2018)
Piero Bevilacqua Autore, fra gli altri, di Breve storia dell'Italia meridionale
dall'Ottocento a oggi (Donzelli 2005); Storia dell'agricoltura italiana in età contemporanea
(Marsilio 1990); La modernizzazione introvabile. Un confronto sul Mezzogiorno (Calice 1990); Il paesaggio
italiano. Nelle fotografie dell'Istituto Luce (Editori Riuniti 2001)
Paesaggio Gramsci,
Associazione per il Parco letterario Comune di Ula Tirso Unione dei Comuni del Barigadu
contributo
Fondazione di Sardegna
patrocinio Università di Cagliari Enas Sardegna Consorzio di Bonifica di
Oristano
Venerdì 9 novembre 2018
GHILARZA liceo scientifico
Assemblea studenti e
docenti sulla diga del Tirso nel contesto della storia del Mezzogiorno fra le due guerre
Partecipano
De
Vincenti Amedeo Lepore, Giovanni Sistu
Sabato 10 novembre 2018
La mattina del 10 Visita
guidata alla diga delle terze classi del Liceo Scientifico (sede di Ghilarza) e del triennio dell'Ipsia
(Ghilarza)
Fordongianus hotel delle Terme. Convegno
con Claudio De Vincenti, Professore di
Economia Politica all'Universita' di Roma “La Sapienza”; Ministro per la Coesione territoriale e il
Mezzogiorno nel Governo Gentiloni.
Amedeo Lepore, Professore ordinario di Storia Economica presso
l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; docente presso il Dipartimento di Impresa e
Management della Luiss – “Guido Carli”, Roma. Membro del Consiglio di Amministrazione della SVIMEZ, dal 2011
è entrato a far parte del Comitato di Presidenza
Antonio Sassu Professore ordinario di Politica
economica presso l'Università di Cagliari, già presidente del Banco di Sardegna, già assessore regionale
alla Programmazione. Autore di "Lo sviluppo locale in Sardegna: un flop?" (Ediesse, Roma 2017)
introduce
Giorgio Macciotta, Presidente della Fondazione Casa museo di Antonio Gramsci, Ghilarza
modera Umberto
Cocco
saluti Serafino Pischedda
intervengono Salvatore Ladu (Gavoi), Francesco Mura (Nughedu Santa
Vittoria), Sandro Murtas (Macomer), Giampiero Vargiu (Villagrande), Vincenzo Medde,
Venerdì 22
novembre 2019
GHILARZA Ipsia
La ricostruzione storica dell'industria italiana del '900 nel
nostro immaginario
prof. Giuseppe Lupo docente di Letteratura italiana all'Università Cattolica di
Milano e tra i massimi esperti di letteratura industriale, collabora con Il Sole 24Ore e Avvenire, ha vinto
i premi letterari Grinzane-Cavour, Mondello, Selezione Campiello, Dessì e Vittorini. 'Breve storia del
mio silenzio', Marsilio, 2019, è l'ultimo romanzo.
''Aurora sarda'' di Pietro
Casu a un secolo dalla costruzione della Diga del Tirso
prof.ssa Gonaria FLORIS già docente di
Letteratura italiana all'Università di Cagliari, le sue ricerche si sono concentrate prevalentemente
sulla figura di Ludovico Ariosto e Dante Alighieri. Ha scritto Immagine e parola tra razzismi antichi e
moderni (2012); in “Questioni di letteratura sarda” (2012); “Amistade e disamistade nel sardo De André, fra
universi leopardiani e stampi deleddiani” in Cantami di questo tempo. Poesia e musica in Fabrizio De André
(2007). Autrice della prefazione al volume di Grazia Deledda Il tesoro, Ilisso (2007).
A cura
dell'Associazione Paesaggio Gramsci con il contributo dell'Unione dei Comuni del Barigadu, della
Fondazione Sardegna, Liceo Scientifico Mariano IV, Oristano
Sabato 5 settembre 2020
SANTA
CHIARA
Presentazione Aurora sarda stampa anastatica
PIETRO CASU (Berchidda 1878-1954) è una delle
figure più significative della cultura sarda della prima metà del Novecento. Parroco del paese natale per
oltre quarant’anni, fu noto in tutta la Sardegna per le sue omelie in lingua logudorese. Tradusse in sardo
la Divina Commedia (1929) e, sempre in sardo, compose numerose poesie e traduzioni poetiche dei grandi
autori della letteratura non solo italiana. Lavorò per tutta la vita alla compilazione di un imponente
Vocabolario sardo logudorese-italiano, edito dall'ISRE nel 2011. Compose in italiano - nell’arco di un
ventennio - dieci romanzi e tre raccolte di novelle. Fra gli altri: Notte sarda (1910), Ghermita al core
(1920), Mal germe (1925) e La voragine (1926). Aurora sarda è del 1922, stampato a Cagliari dalla Tip. Edit.
Cattolica Sarda, non vedrà nessuna nuova edizione da allora.
A Ula Tirso, dove si reca probabilmente in
missione di predicatore tra il 1918 e i primi anni '20, Pietro Casu vede insediarsi il cantiere per la
costruzione della diga del Tirso a valle del paese, un'opera gigantesca che arriverà ad occupare
sedicimila operai sino alla sua inaugurazione, nel 1924. Il sacerdote scrittore capisce le resistenze che si
annidano tra i contadini e i proprietari dei terreni di fronte all'incombere di una così sconvolgente
infrastruttura, intravede le novità che si agitano su questo sfondo. Braccianti e donne che trasportano
sabbia con i sacchetti portati sulla testa cominciano a guardare a un principio di organizzazione operaia e
socialista, mentre ingegneri continentali, tecnici di città, innescano dinamiche mai viste in questa parte
della Sardegna. Anche storie d'amore, caste, come si deve allo sguardo di un parroco, che rimette infine
tutto a posto, le inquietudini sociali e le pulsioni individuali, facendo prevalere il disegno della
Provvidenza, ma in una Sardegna rinnovata, irrigata, «i villaggi ridesti a una nuova speranza». «Il miracolo
di risurrezione» che Casu vede profilarsi è la prima modernizzazione dell'isola, e Aurora sarda è forse
il primo romanzo industriale della Sardegna.
«Fra le baracche di Santa Chiara, in mezzo al viavai
frettoloso di lavoratori e al rombo di carri e di macchine [….... ] spiegava alla brigata visitatrice di
signorine vagabonde, seriamente, simpaticamente, la linea della gran diga, lo spessore del muro colossale,
le capacità del bacino, la prodigiosa forza motrice che si calcolava di ottenere, e gli effetti maravigliosi
che si speravano dall'opera gigantesca. Lo vedeva ancora, come quel giorno, illuminarsi in viso,
fiammeggiar dagli occhi, quasi trasfigurarsi, nel parlar da ispirato dei miracoli che si opererebbero per
virtù di quella massa d'acqua ch'egli già vedeva imprigionata e riottosa e poi sfrenata nella furia
fantastica, urlante d'ebbrezza, come mostro sfuggito alle catene».
Copia anastatica finita di
stampare il .... agosto 2020 da Sardignaprint in occasione delle celebrazioni per il Centennale della Diga
del Tirso
a cura di
Paesaggio Gramsci , Associazione per il parco letterario - Ghilarza
Associazione Eredi Pietro Casu - Berchidda
con il contributo
Comune di Ula Tirso
Comune di
Berchidda
Regione Autonoma della Sardegna - Presidenza
Fondazione di Sardegna
Sabato 25
novembre 2023
Il documentario di Franco Brogi Taviani sulla diga del Tirso Liceo Scientificoin vista
del centennale del 2024
ospite della scuola e dell’Istituto Industriale il regista Franco Brogi
Taviani, autore nel 1998 del documentario Adiosu Diga Addio, che lo presenterà venticinque anni dopo,
commentandolo dopo la proiezione in dialogo con gli studenti e i docenti. Incaricato dall’Enel di
documentare la fine della diga dopo che l’anno prima era stato finito di costruire il nuovo sbarramento a
valle, nel territorio di Busachi, Taviani fa cominciare il film con la ripresa aerea di un volo di
fenicotteri sugli stagni del Sinis, poi risale il Tirso dalla foce e arriva alla diga attraverso il
paesaggio fluviale. Si sofferma sui nuraghi, vede le loro forme nei tegoloni dello sbarramento del 1924, ed
è questa lettura della grande opera - fatta a mano con grandi massi di basalto e trachite delle due sponde
del Tirso, da sedicimila fra uomini, donne, bambini, prigionieri austro-ungarici, persino disegnata a mano
dagli ingegneri Omodeo e Kambo - che il regista suggerisce ottant’anni dopo la sua costruzione. Ed è anche
la poetica di Franco Brogi Taviani, il gioco di immagini e racconto orale fra natura e arcaico, in un
contesto violato anche allora ma che gli alti viadotti dell’ultimo ventennio hanno stravolto a dismisura.
Della diga non ancora sommersa, che dovrebbe sparire nel giro di un’altra decina d’anni – dicono i tecnici –
sono mostrati dal documentario gli interni vasti e quasi sontuosi negli arredi e nei materiali liberty,
mentre si succedono le testimonianze di alcuni protagonisti, anziani che ci hanno lavorato, donne allora
bambine, scalpellini.
Autore di più di cinquanta titoli fra documentari, film per il cinema e per la
TV, il regista di origine toscana ha vinto fra gli altri un Premio Solinas, un Nastro d’Argento, un’Osella
d’Oro, il Leone D’Argento a Cannes per la pubblicità. Insegna Filmmaking e recitazione in Italia, ha tenuto
corsi anche in numerose Università del Brasile e nelle Barbados. L’incontro di Ghilarza è aperto anche al
pubblico, ingresso dal Liceo scientifico in via Alessandro Volta. L’organizzazione è insieme della scuola,
del comune di Ula Tirso, dell’associazione Paesaggio Gramsci, con il patrocinio gratuito delle unioni dei
comuni del Barigadu e del Guilcier, il sostegno finanziario della Fondazione di Sardegna.
Venerdì
1 dicembre 2023
Comune di Ula Tirso, in collaborazione con Paesaggio Gramsci e con il contributo
Fondazione di Sardegna 1924-2024 centennale della diga del Tirso DIGA100 In principio era l’acqua Lo
sbarramento di Santa Chiara e la svolta modernizzatrice nella Sardegna del ‘900 Dalle bonifiche
all’elettricità, gli effetti dell’opera di Omodeo a un secolo dall’inaugurazione
Ua Tirso - Convegno
dibattito ore 16.00, Centro sociale
Danilo Cossu (sindaco di Ula Tirso) La diga nostro orgoglio, ma gli
squilibri rimangono
Salvatore Mura (storico, Università di Sassari) Stato, economia, infrastrutture.
Una panoramica storica Antonio Bonatesta (storico, Università di Bari) Lo Stato costruttore di dighe Alberto
Cauli (storico, collaboratore Storica National Geographic) Operazione Picket: attacco alla grande diga sul
fiume Tirso Rossella Sanna (architetto) Immagini di un paesaggio elettrico. Un progetto per il 2024
Salvatore Corveddu (già segretario nazionale chimici Cgil) L’energia delle dighe, quel certo antico Green
restituito ai sardi Francesca Atzas (dell’Associazione italiana di storia orale, redazione storieoperaie.it)
Vite di sponda. L’autobiografia di tre comunità (Ula Tirso, Zuri, Ardauli). Un progetto Aiso di ricerca
partecipata Chiara Calzana (antropologa, Università di Milano – Bicocca) “Me peins”. La memoria collettiva
dopo le sciagure. Il caso Vajont Collaborazione: Aiso Associazione italiana di storia orale, Dipartimento di
Giurisprudenza-Università di Sassari, patrocinio: Enas, Comuni di Arborea, Ardauli (?) Ghilarza, Oristano,
Fai Sardegna (o Oristano?)
Venerdì 2 febbraio 2024
Centennale della diga di Santa Chiara
Venerdì
a Ula Tirso e sabato nei licei due giornate dedicate al Tirso
Due giornate di riflessione dedicate al
Tirso e al lago Omodeo sono in programma venerdì a Ula Tirso e sabato mattina nei licei di Oristano e
Ghilarza, con la partecipazione di quattro tra i maggiori studiosi italiani dei sistemi fluviali, il
sociologo dell’ambiente Giorgio Osti, il geografo Filippo Menga, l’ecologa Bruna Gumiero e la scrittrice
Elisa Cozzarini, giornalista di La Nuova Ecologia. E’ una delle iniziative organizzate dal comitato Diga
100, capofila il comune di Ula Tirso, nel quadro delle manifestazioni per il centennale della diga di Santa
Chiara, che cade il 28 aprile. Venerdì pomeriggio i tre docenti rispettivamente delle Università di Padova,
Bergamo e Bologna, daranno vita a una tavola rotonda coordinata da Elisa Cozzarini, introdotta dal sindaco
Danilo Cossu e alla quale sono stati invitati i sindaci dei territori attraversati dal Tirso, da Buddusò e
dal Goceano sino a Oristano, che da alcuni anni si stanno misurando con il Contratto di Fiume, strumento
adottato in molte parti d’Italia per tentare un governo delle acque ma già molto discusso, e superato anzi
in altre parti dell’Europa. Il tema dell’inquinamento diffuso da nitrati che interessa anche il Tirso, il
Taloro, verrà affrontato insieme con quello della rinaturalizzazione fluviale (dalla professoressa Gumiero
in particolare), delle esperienze condivise con il coinvolgimento dei territori, lo sviluppo locale delle
aree fragili come sono quelle del Barigadu, del Guilcier, del Goceano, di una parte del Campidano (tema del
professor Osti), i cambiamenti climatici, la scarsità d’acqua e le devastazioni che nonostante questo
produce, tema in particolare del professor Filippo Menga, sardo che insegna a Bergamo, autore di libri
sull’Asia, la Russia, l’acqua e gli equilibri geostrategici del mondo.
Sabato mattina il Tirso sarà al
centro di tre incontri nei licei, con Bruna Gumiero al Liceo Classico di Oristano a cominciare dalle 10
(presentata dall’architetta e paesaggista Enrica Campus), allo Scientifico di Oristano con Elisa Cozzarini
dalle 10.30, e sempre dalle 10.30 nell’aula magna dello Scientifico di Ghilarza per gli studenti del liceo e
quelli dell’Industriale IPSIA. Questo incontro è aperto anche all’esterno. La tavola rotonda di Ula Tirso,
nel Centro Servizi Sociali del paese, alle 17, ha il patrocinio anche dell’Ordine degli Architetti della
provincia di Oristano, e la partecipazione degli iscritti dà loro diritto ai crediti formativi
professionali. Con la Fondazione di Sardegna, sostengono l’iniziativa le Unioni dei Comuni del Barigadu e
del Guilcier, l’organizzazione è dell’associazione Paesaggio Gramsci.
ULA TIRSO, Centro Servizi sociali
– ore 17
Il Tirso alla prova della crisi ambientale A un secolo dalla costruzione della grande diga, il
rapporto difficile delle comunità con il fiume e con il lago Omodeo
tavola rotonda con
Giorgio
OSTI, docente di sociologia dell’ambiente e del territorio all’Università di Padova, dopo un lungo periodo
di ricerca e docenza all’Università di Trieste. Ha svolto numerose ricerche in due campi: la crisi
ambientale e lo sviluppo locale. Più di recente si è dedicato a temi idrosociali, come la scarsità d’acqua e
il rischio idrogeologico. Ha contribuito a fondare il network europeo ‘energy and society’ e la comunità di
pratiche ‘aree fragili’. Il suo lavoro più organico e recente è: G. Osti, Storage and Scarcity. New
Practices for Food, Energy and Water, (Routledge, London and New York, 2016).
Filippo MENGA, Professore
Associato di Geografia all’Università di Bergamo e Editor-in-Chief della rivista Political Geography. Prima
di rientrare in Italia ha lavorato, tra le altre, all’Università di Reading (dove è attualmente Visiting
Research Fellow) e all’Università di Manchester in Gran Bretagna. Autore di Power and Water in Central Asia,
(Routledge, 2018) e curatore (con Erik Swyngedouw) di Water, Technology and the Nation-State (Earthscan,
2018). Il suo prossimo libro sulla crisi idrica, Sete, verrà pubblicato in primavera da Ponte alle Grazie.
Nel 2018 è stato insignito del premio Scopus-Fulbright come miglior giovane ricercatore del Regno Unito nel
campo delle scienze sociali. BRUNA GUMIERO, ecologa fluviale con oltre 30 anni di esperienza (PhD in
Ecologia – 1993). Dal 1996 continuativamente fino a oggi ricopre il ruolo di professore a contratto presso
l’Università di Bologna. Le sue attività si sono focalizzare in diverse componenti degli ecosistemi d’acqua
dolce: la comunità fluviale di macroinvertebrati fluviali e il monitoraggio delle acque superficiali; la
funzione tampone delle fasce riparie nel rimuovere l’inquinamento diffuso dei nitrati; riqualificazione
fluviale. Attualmente si occupa di biodiversità e monitoraggio sia della vegetazione riparia che dei
Tricotteri, e di analisi dei servizi ecosistemici a livello di bacino. A differenza dell’economia e della
società, campi in cui è necessario effettuare cambiamenti sostanziali rispetto al passato, l’ecologia rimane
la base su cui si fonda il concetto stesso di sviluppo sostenibile. Per questo motivo dal 2016 la sua
missione si è focalizzata anche sulla diffusione delle scienze ecologiche e i concetti ad essa legata al di
fuori dell’ambito accademico intraprendendo e sviluppando percorsi di Citizen Science con i cittadini e le
autorità locali.
coordina Elisa Cozzarini, giornalista e scrittrice, si occupa di ambiente da oltre
quindici anni. Collabora con La Nuova ecologia, il mensile di Legambiente, e con il magazine vita.it. Tiene
un blog su vez.news. Si dedica al racconto dei luoghi attraverso la scrittura, la fotografia e
l’audiovisivo. Fra i suoi libri: Acqua guerriera. Vite controcorrente sul Piave (Ediciclo 2015), Radici
liquide. Un viaggio inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini (Nuova dimensione 2018) e Passeggiate
d'acqua (Odòs 2022). È in uscita in primavera, per La piccola filosofia di viaggio di Ediciclo, Gli
intrecci del fiume.
Sabato 3 febbraio 2024
Il Tirso, la crisi ambientale. I fiumi e i
cambiamenti climatici
ORISTANO Liceo Classico, ore 10 incontro con Bruna GUMIERO, ecologa, Università
di Bologna (presenta Enrica Campus, architetta e paesaggista)
Oristano Liceo Scientifico ore 10.30
Incontro con Elisa COZZARINI, scrittrice e giornalista di La Nuova Ecologia
GHILARZA aula magna Liceo
Scientifico ore 10 Incontro con Giorgio OSTI, sociologo dell’ambiente Università di Padova, con gli studenti
delle classi del triennio del liceo e dell’IPSIA
16 novembre - 15 dicembre 2024
Palazzo
Tirso, piazza Deffenu 4 - Cagliari Mostra fotografica TIRSO MIRABILE, le immagini del cantiere di Santa
Chiara nelle foto storiche conservate dall’archivio Costamagna a Torino, da quello dell’Enel a Napoli, da
altri archivi privati
inaugurazione sabato 16 novembre ore 18 con l’intervento di Luigi TOMASSINI
Professore Alma Mater e già presidente del Corso di Laurea in Beni Culturali, Direttore del Dipartimento di
Beni Culturali dell’Università di Bologna. E' attualmente Direttore della Fondazione di studi storici
"Filippo Turati"; membro del Comitato Direttivo della Associazione Italiana di Public History;
Presidente Onorario della SISF (Società Italiana per lo Studio della Fotografia); Presidente del Comitato
Scientifico della Fondazione Alinari per la Fotografia (Regione Toscana).
Venerdì 13 dicembre
2024
Da “Aurora sarda” di Pietro Casu a “Il cammino spezzato” di Bachisio Zizi. Una “nostra”
letteratura industriale
con Gonaria FLORIS già professore associato di Letteratura italiana presso
l’Università degli studi di Cagliari. Collabora con diverse riviste fra le quali “Portales”. Per la Ilisso è
autrice della prefazione al volume di Grazia Deledda “Il tesoro” e di quella al romanzo “Aurora sarda” di
Pietro Casu.
Natalino PIRAS, scrittore, già bibliotecario nel Consorzio per la pubblica lettura “S.
Satta”. Laureato in lettere con una tesi su Leonardo Sciascia, ha scritto per i due maggiori quotidiani
sardi, “L’Unione Sarda” e “La Nuova Sardegna”, e il mensile per i sardi nel mondo “Il Messaggero sardo”. Ha
pubblicato saggi di cinema, letteratura sulle riviste “Ichnusa”, “Nuova Rinascita sarda”, “La Grotta della
Vipera”, “Erbafoglio”, “Arte Mondadori”, “Topi di Biblioteca”, “Poesia” sui poeti sardi del Novecento
Mercoledì
18 dicembre 2024
ORISTANO Con una conferenza su Angelo Omodeo domani si apre la mostra fotografica
della diga del Tirso. Al Mistral 2 sino al 19 gennaio
Con una conferenza di Andrea Filippo Saba su
Angelo Omodeo viene inaugurata domani 18 dicembre (ore 18.00) all’Hotel Mistral 2 di Oristano la mostra
fotografica sulla diga del Tirso a cento anni dall’inaugurazione. Esposte in parte sino a domenica all’Hotel
Palazzo Tirso a Cagliari, dove ebbe sede la Società Elettrica Sarda, le foto della diga provengono in gran
parte dall’archivio di Felice Costamagna, ingegnere piemontese, direttore del cantiere di Santa Chiara,
commissionate con il fratello Andrea - direttore amministrativo - per conto della Società Elettrica Sarda
(SES). Alla sua morte, furono lasciate in eredità a Felice Italo Pisu, e alla scomparsa di questi (nel 2011)
sono passate ai figli Aldo, Lino e Sandro Pisu, i quali - acquisite le stampe in digitale - le hanno rese
disponibili per la pubblicazione e la fruizione. Le stampe sono una parte delle 60 immagini complessive
arrivate in Sardegna da Torino e costituiscono il racconto in progress dell’edificazione della Diga di Santa
Chiara a Ula Tirso. Le stampe originali, in buono stato di conservazione, sono per lo più nel formato 22X16
cm. Rimandano a scatti eseguiti tra il 1920 e il 28 aprile 1924, realizzati all’interno di varie campagne
fotografiche, e sono in parte anonimi. Uno dei fotografi coinvolti nel lavoro di documentazione è stato
sicuramente Mario Pes, olbiese deceduto a Cagliari nel 1963, dopo aver lavorato per le Ferrovie
Complementari della Sardegna. Suoi sono gli scatti che documentano la demolizione nel vecchio villaggio di
Zuri e la ricostruzione della chiesa romanica di San Pietro nell’altopiano. Al Mistral 2 viene esposta anche
un’opera dell’illustratore Giulio Cisari (Como 1892 - Milano 1979) dal titolo “la diga di Santa Chiara
d’Ula”, con la quale nel 1934 l’artista partecipò alla XIX Esposizione Internazionale d’Arte della Città di
Venezia. Incisore e in particolare xilografo, Cisari studiò all'Accademia di Brera e divenne poi membro
dell'Accademia stessa e direttore dell'Istituto di Belle Arti di Urbino. Contribuì con opere di
illustrazione, cartellonismo e grafica minore al grande movimento di rinascita della xilografia originale,
iniziato in Italia da De Carolis (del quale fu allievo), nel primo decennio del secolo. Attivo anche come
architetto e scenografo, si dedicò in prevalenza all’illustrazione e decorazione dei libri per gli editori
Treves, Bemporad, Alpes, Mondadori e delle edizioni musicali Ricordi. Subito dopo l’inaugurazione, nella
sala dello stesso hotel di via XX Settembre, Andrea Saba terrà la conferenza su Omodeo aggiornando sugli
studi che hanno preceduto e seguito la sua fondamentale opera di raccolta degli scritti dell’ingegnere
lombardo, nel 2004 per l’editore Laterza. Saba – dottore di ricerca in storia, impegnato in progetti di
storia ed educazione civica per le scuole nell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia, autore fra gli
altri di una “Storia ambientale”, di saggi sulla memoria e la didattica della storia – riempì un vuoto negli
studi su Omodeo vent’anni fa, rilevato dallo stesso professor Piero Bevilacqua che fu tra i primi a mettersi
sulle tracce della pur importantissima figura dell’ingegnere, chiamato a costruire dighe in mezzo mondo, dal
Canada al nord Europa, all’Asia, amico di Turati, socialista emarginato dal fascismo, interlocutore di
Stalin nella progettazione di grandi trasformazioni nell’allora Unione Sovietica. La mostra fotografica si
inserisce nel quadro delle manifestazioni organizzate da Paesaggio Gramsci, associazione presieduta da
Umberto Cocco, con il patrocinio della Regione Sardegna, Assessorato dei beni culturali, della Fondazione di
Sardegna, del Comune di Ula Tirso. È allestita da Cristiana Carta, Fabio Ferrari, Paulina Herrera, Barbara
Pinna, Rossella Sanna, grafica e stampa di Sardignaprint
Sabato 11 gennaio 2025
ORISTANO
Francesco
Ciusa e l’acqua
Il miraggio della modernità
Francesco CIUSA è attivo a Oristano quando con la
monumentale diga di Santa Chiara e la bonifica di Terralba e Arborea la modernità fa irruzione in questa
parte della Sardegna, tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso Lo scultore (fondatore della Scuola
d'arte in città, e che ha sposato una donna di Sedilo) rimane colpito dalle trasformazioni, e
l'ANFORA SARDA è la testimonianza che ne lascia: "ad alto contenuto simbolico, aderente a un ideale
di sardità, l'opera - ravvivata dal miracolo del nuovo - riesce tuttavia a schivare qualsiasi tentazione
retorica di regime"
Conferenza del professor
Giorgio PELLEGRINI
già docente di Storia
dell'Arte Moderna e Contemporanea e Storia dell’Architettura Contemporanea presso le facoltà di Lettere
e di Architettura dell’Università di Cagliari. E’ dell’ottobre 2023 la curatela della mostra "I Fratelli
Melis. Una famiglia d'arte nell'isola dei colori" (Palazzo di Città, Cagliari).Ultimo, personale
ambito di ricerca, lo “sguardo” dei viaggiatori stranieri in Sardegna: ha ideato e curato due mostre
dedicate ad Alberto Ferrero della Marmora e al reportage sardo del fotografo tedesco August Sander.
Recentemente ha inoltre tradotto, curato e pubblicato le prime versioni in italiano di "Souvenirs d’un
séjour en Sardaigne", di Charles de Saint Severin e di "Sardinien. Ein Reisebuch", di Max
Niehaus (Edizioni Della Torre, Cagliari).
Associazione per il parco letterario
Corso Umberto I, 31 09074 Ghilarza (OR)
© Paesaggio Gramsci - C.F. 90052510956
Mercoledì 13 aprile 2016
CAGLIARI Il progetto Uomini-contro-carbone Cagliari, sala della Fondazione di
Sardegna, conferenza di presentazione, partecipano l'associazione Paesaggio Gramsci (il presidente
Umberto Cocco), la presidente del Fai Sardegna(Maria Antonietta Mongiu), il sindaco di Ula Tirso (Ovidio
Loi) e il sindaco di Nughedu Santa Vittoria (Francesco Mura), l'assessore alla Cultura del Comune di
Neoneli (Marzia Camboli), che annunciano le manifestazioni per ricordare i 70 anni dagli accordi fra Italia
e Belgio che dettero inizio alla prima grande migrazione italiana del secondo dopoguerra, dalla quale la
Sardegna centrale e il Barigadu in modo particolare vennero investiti in pieno. Fa seguito la proiezione del
film “Déjà s'envole la fleur maigre” di Paul Meyer, capolavoro del cinema neorealista centro-europeo,
protagonisti e comparse molti minatori sardi emigrati in Belgio e in particolare una famiglia di Ula
Tirso.
Lunedì 25 luglio 2016
NUGHEDU SANTA VITTORIA sala consiliare ore 19.00 il ricercatore
Martino Contu (docente di Sociologia dei processi culturali, Università di Sassari)illustra la ricerca e i
primi dati rilevati negli archivi comunali e relativi alle migrazioni del secondo dopoguerra, a cominciare
da quella nelle miniere del Belgio. Viene presentato il progetto di una video-installazione itinerante,
costituita dalle interviste ai minatori del Barigadu. A cura di Simone Cireddu e Barbara Pinna, di “La mina”
(questo il titolo dell'installazione) viene mostrato un trailer di alcuni minuti. La manifestazione si
conclude con l'intervista a un ex emigrato, diventato al ritorno sindaco del paese.
Venerdì
29 luglio 2016
NEONELI Nella Piazza Barigadu alle ore 21.15, proiezione delle interviste ai minatori,
da “La mina”. Relazione di Martino Contu dal titolo: “Dal Brasile al Belgio. Le mete dell'emigrazione.
Proiezione di “Marina”, film di Stijn Coninx, con Luigi Lo Cascio e Donatella Finocchiaro «Racconta la
storia vera del cantautore calabrese Rocco Granata, autore della celeberrima canzone che dà il titolo alla
pellicola. Partito da bambino con tutta la famiglia (la madre è Donatella Finocchiaro), Rocco insegue per
tanti anni la carriera di musicista, ostacolato dal dilagante razzismo verso gli italiani (sarà impossibile
ottenere per vie legali una licenza per suonare in pubblico, nonché coronare il sogno d'amore,
corrisposto, con la bionda Helena),da discografici poco lungimiranti (che puntano su "Manuela",
brano più raffinato ma molto meno orecchiabile), soprattutto dall'ostracismo oltranzista di un padre
autoritario (Luigi Lo Cascio). Coninx, regista candidato agli Oscar nel lontano 1993 per "Padre
Daens", racconta una "efficace storia semplice che trasuda sincerità e calore, emozionando fino alle
lacrime, regalando anche attimi di poesia, come nelle rare scene in presenza di uno splendido personaggio:
il timoroso Jacky. Vittima di bullismo alla presenza di Rocco bambino, diventerà suo caro amico e suo primo
fan, e lo scagionerà da un'accusa infamante. Rimarrà, insomma,nei nostri cuori.(.....) Coproduzione
italo-belga resa possibile da finanziamenti pubblici - anche in forma di sgravi fiscali – di entrambi i
paesi, e dal prezioso contributo di Cristiano Bortone e i fratelli Dardenne; distribuita in Italia, dopo un
grande e meritato successo in Belgio». (da Ondacinema)
Mercoledì 17 agosto 2016
ULA
TIRSO Piazza IV Novembre ore 19.30, presentazione e dibattito su “La catastròfa. Marcinelle 8 agosto 1956”
(Sellerio, 2011) di Paolo Di Stefano conversazione con l'autore, con la partecipazione di Nicolò Migheli
(sociologo), Maria Antonietta Mongiu (presidente Fai Sardegna), Ovidio Loi (sindaco di Ula Tirso),
coordinamento Umberto Cocco (giornalista).
Il messaggio più scomodo che viene, in queste pagine, dalle
parole dei superstiti è che essi furono e si sentirono orfani non solo della miniera ma, una seconda volta,
orfani della patria. Marcinelle, Belgio, 8 agosto 1956, la Catastròfa (nell'espressione metà dialetto
metà francese) è l'incendio scoppiato a 975 metri sottoterra in una miniera del distretto carbonifero di
Charleroi. 262 morti, 136 immigrati italiani, caduti per un banale accidente ma uccisi soprattutto
dall'imprevidenza premeditata, dalla mancanza di misure protettive e dalla disorganizzazione
Ore
21.30, Video-interviste estratte da”La mina”: Caterina Sanna e Cristina Mura, sorella e nipote del
minatore/attore Pietro Sanna; Chinina e Andreina Sanna, moglie e figlia del minatore Francesco Sanna,
fratello di Pietro: ricordi e lontane memorie del film Già vola il fiore magro, ma soprattutto non
consapevolezza.Il minatore di Sindia Antonio Daga ha partecipato con la moglie incinta, alle riprese del
film. «Ricordo vagamente del film e mio cognato Pietro non ne era contento. Penso l'abbiano girato a
Flénu. Mi farebbe piacere vederlo». (Chinina Sanna) «Facevano fotografie nelle baracche di Flénu, io e mia
moglie eravamo lì. Eravamo in tre e ci riprendevano». (Antonio Daga)
Alle ore 22.00 proiezione della
versione blu ray della Cinematek di Bruxelles, del film “Dèjà s'envole la fleur maigre” (1960) di Paul
Meyer, con Pietro Sanna (minatore di Ula Tirso) e la sua famiglia. Un emigrato sardo in Belgio, Pietro, di
Ula Tirso, riceve alla stazione la famiglia, moglie e tre figli. Il maggiore di questi, Giuseppe, è
destinato alla miniera, pur essendo ancora minorenne,mentre i due maschi, Attilio e Luigi, andranno,
accompagnati da un ragazzo più grande,Valentino, alla scuola per emigrati, dove un maestro insegna loro i
primi rudimenti del francese. La fatica è scarsamente retribuita e la chiusura di miniere non infrequente,
tra uno sciopero e l'altro; in più i comprensibili problemi determinati dalle difficoltà di integrazione
con i nativi. La giornata è pesante per i minatori, più spensierata per i ragazzi, che trovano nel gioco il
loro svago, rotolandosi in gara con i compagni belgi giù da cumuli di carbone su cui già spunta l'erba.
Mentre un gruppo di immigrati greci canta e balla in uno spazio fra le case l'anziano Domenico - alla
vigilia del suo sospirato rientro in Italia - va in giro sulle alture con il piccolo Luigi, per fargli
comprendere cosa è veramente il Borinage ai loro piedi: per lui sinonimo di pericolo in miniera, di polvere
nera, di lavoro pesante e di miseria.Commissionato come cortometraggio dal ministero della pubblica
istruzione, il film doveva nelle intenzioni del governo raccontare la felice integrazione fra comunità di
emigrati nel bacino minerario del Borinage. Ma divenne in corso d'opera qualcosa di diverso dal progetto
iniziale. Ritirato dal governo belga nel 1963 (atto che decretò anche la fine della carriera del regista),
venne di nuovo distribuito nelle sale solo dopo gli anni '90, quando Meyer poté acquistarne i diritti.
Nel 1960, il film vince il Premio della Critica al primo festival di Porretta Terme, dove Cesare Zavattini
si congratulò pubblicamente con il cineasta, premiato da una giuria composta da Visconti, De Sica, De
Sanctis e Rossellini. La pellicola è stata restaurata dalla Cinematek di Bruxelles nel 2016, e presentata in
prima mondiale nella capitale belga il 1° giugno.
Sabato 20 agosto 2016
SAMUGHEO Alle 19
apre la mostra dal titolo “Adesso arriva anche lì il sole”, nella Casa Serra. Alle 21 nello spazio
antistante, tavola rotonda su “La memoria culturale del lavoro e dell'emigrazione. Minatori, tessitrici.
Chi racconta questa storia, e a chi?”, con Maria Antonietta Mongiu (presidente Fai Sardegna), Paolo
Piquereddu (direttivo ICOM Italia), Antonello Demelas (sindaco di Samugheo), Sandro Sarai (responsabile
Museo Emigrazione Asuni - MEA) coordina Umberto Cocco (giornalista)
Alle 21.30 video-interviste a
Raimondo Flore, Giuseppe Macis, Basilio Patta, Luigi Loi e Antonio Mura (estratto da “La mina”): il lungo
viaggio da Samugheo a Mons, Flénu, Maurage, Jemappes, Limbourg. Il tempo libero e la vita sotto terra,
Salvatore Adamo e il motopicco. «Immaginavo che il Belgio era così, ero curioso, avevo volontà». (Giuseppe
Macis) «Io mi sono rovinato la salute, ma ci andrei ancora a lavorare in miniera». (Raimondo Flore)
«Salvatore Adamo, un paesano». (Basilio Patta)
Domenica 21 agosto 2016
ARDAULI Nel novenario
di San Quirico ore 21.00, tavola rotonda su “Storie di antifascismo ed emigrazione”, l'autobiografia di
Francesco Ibba, sardista, sindaco, minatore, sindacalista. Archivio Diaristico nazionale di Pieve Santo
Stefano conversazione con Tomaso Sanna, Linalba Ibba, Roberto Putzolu (sindaco di Ardauli).
Alcuni
giovani di Ardauli sono fra i primi che nel 1946 si mettono in movimento dalla Sardegna verso il Belgio e
l'Europa centrale, in un flusso che diventerà impetuoso di lì a poco e chedurerà almeno dieci anni.
Arrivano in Belgio passando dalla Francia clandestinamente. Fra loro c'è il giovane sindaco del paese,
Francesco Ibba. La sua autobiografia («Storie di antifascismo e di emigrazione», edizione LiberEtà, 2001), è
anche un bilancio dell'emigrazione sarda in Belgio. «Dalla sola Ardauli, per lavorare nelle miniere di
carbone ne giunsero oltre 90, una ventina insieme alle proprie famiglie», scrive. Reduce dal fronte greco
albanese,sardista fieramente antifascista, eletto sindaco a 25 anni nel 1946, Chicchìnu Ibba lascia il paese
qualche mese dopo l'elezione con alcuni amici, in cerca di lavoro e in fuga dall'ambiente.
Clandestino in Francia, minatore in Belgio, frequenta la Jeunesse ouvrière catholique (Joc), si qualifica
capo cantiere livellatore per i lavori nel sottosuolo («Unico straniero che era riuscito a conseguire tale
titolo di studio») e, tornato in Sardegna nel 1953 dopo un incidente nella miniera dove lavora, nella quale
muoiono cinque persone, organizza un ufficio della Uil nel Barigadu, poi è delegato per la Sardegna della
Centrale sindacale dei minatori aderente alla Federation général des travailleurs de Belgique, infine nel
1978 con la Cgil di Oristano apre nella sede di via Dritta un ufficio di assistenza agli ex emigrati che
curerà personalmente per anni quasi sino alla morte avvenuta nel 2003.
Alle ore 22.30, video-interviste
a Giovanni Murgia, Benito Fais, Cosimino Masala, Cosimo Carta, Giovanni Putzolu e Pasqualino Ibba: dalle
campagne di Ardauli a Frameries, Quaregnon, Anderlues, Charleroi. «Non sei per divertimento in Belgio, è per
l'avvenire, per fare la casa». (Cosimo Carta) «La mina è mina: è un lavoro difficile». (Benito Fais).
Martedì
30 agosto 2016
SORRADILE Nel novenario Santa Maria di Turrana alle ore 21.00, video-intervista a
Pasquale Zaru (estratto da “La mina”).
«A quei tempi emigravano tutti in questo Belgio, Belgio, Belgio.
Dicevano che si guadagnava molto e allora ho provato anche io. Io sono andato convinto che era brutto perché
molti andavano, rimanevano un paio di giorni, un mese, e se ne venivano, allora si sapeva. Poi andando noi
nelle stazioni incontravamo i treni, noi andando e un altro treno ritornando e ci gridavano alla frontiera “
non andare, non andare, è brutto”». (Pasquale Zaru)
Recando la statua lignea della Vergine dal volto
scuro, custodita nella parrocchiale, una processione attraversa le vie del paese e poi per un sentiero in un
fitto bosco in località di Sas Iscaleddas, giunge nella tarda serata a Turrana, dove compie un giro intorno
al santuario. Nella chiesetta risalente al '500, si recitano le lodi in sardo in onore della Madonna. Al
termine, davanti alla chiesa, gli obrieri offrono ai fedeli vino bianco agli uomini e caffè alle donne.
Quest ’anno la festa è occasione di riflessione sull’emigrazione che ha svuotato i paesi del Barigadu.
Venerdì
2 settembre 2016
BUSACHI Nel Centro Servizi, via Brigata Sassari alle ore 18.00, proiezione delle
video-interviste alle donne: Franca Musu, Lucia Murgia, Pietrina Putzolu, Pina Putzolu, Anna Rosa Zedda,
Anna Macis, Maria Magari, Barbara Pinna, Serafina Putzulu e Giovanna Ibba (estratto da “La mina”)
Donne
contro carbone: mogli e figlie dei minatori. Alcune di loro hanno vissuto in Belgio o cisono nate, altre ne
hanno sentito solo parlare. Il Belgio vissuto e quello immaginato. «L'acqua non si poteva bere, troppo
calcare. Si beveva solo birra, anche i bambini ». (Lucia Murgia) «Mio babbo ci parlò del Belgio come di un
paese grigio, triste e piovoso. Si trovò malissimo nella miniera , ne parlava come se fosse stato a visitare
l'inferno, e infatti dopo una settimana ritornò in Sardegna». (Franca Musu) Alle ore 19.00, proiezione
“Italiani in Belgio” (2014) 34 minuti Il documentario, prodotto nell'ambito del progetto europeo
Perypezye Urbane ed il SeamediaProject in collaborazione con la Howest University e l'Università di
Macerata, contiene 5 video interviste per raccontare le diverse e variegate facce di generazioni di italiani
in Belgio: dagli ex minatori ai giovani che oggi sono tornati a migrare.
Mercoledì 7 settembre
2016
Mercoledì 7 settembre 2016 BIDONI' Nel novenario Santa Maria di Ossolo ore 21.30
Video-intervista a Pasquale Zaru. Alle ore 22, proiezione di “Mineurs”, film di Fulvio Wetzl (2007), con
Franco Nero e Valeria Vaiano. Colonna sonora di Salvatore Adamo. E' la storia, vista attraverso gli
occhi dei bambini, di un ricongiungimento familiare, una madre ed un figlio che lasciata la terra natia
intraprendono un lungo viaggio tra due mondi distanti tra di loro quali la Basilicata e le Fiandre, per
raggiungere il capo famiglia impiegato nelle miniere belghe. Il film è diviso in due parti; nella prima ci è
mostrata dettagliatamente la vita che anima un piccolo paese lucano, dove la quotidianità è dettata da ritmi
che si perdono nella notte dei tempi; nella seconda ci vengono mostrate le condizioni di lavoro dei minatori
italiani in Belgio. La ricostruzione minuziosa non lascia nulla al caso, c'è una cura maniacale dei
particolari che va dall'oggettistica all'abbigliamento dei protagonisti. Molto toccante è la parte
dedicata al viaggio. Per molte di queste persone, che non erano mai uscite dai propri confini, il mondo
appare nella sua varietà per la prima volta. Attraversare l'Italia le porta a contatto con dialetti ed
accenti diversi, quello che a scuola era teoria diventava di fatto reale. Lontane dal proprio mondo queste
persone subiscono anche l'onta dell'umiliazione, una volta varcati i confini nazionali sul treno che
li porterà a destinazione. Il Belgio non è lontano solo geograficamente ma anche culturalmente. Gli uomini
qui impiegati che finalmente possono ricongiungersi ai propri cari, hanno riadattato la loro esistenza alle
difficili condizioni di lavoro che ogni giorni li mette alla prova. Come il vivere in fatiscenti baracche
senza letti e riscaldamenti, o con il rischio di ammalarsi di silicosi per aver respirato troppa polvere
nelle viscere della terra. In questo nuovo mondo i primi a riadattarsi saranno proprio i bambini
protagonisti del film che attraverso la scuola e il gioco non avranno difficoltà a ricominciare una vita
altrove. Molto bravo e calato nel ruolo Franco Nero, che interpreta con intensa drammaticità un di questi
minatori affiancato da un altrettanto brava Valeria Vaiano sua consorte nel film». "Mineurs" ha
aperto l'edizione 2007 del Giffoni Film Festival, è stato trasmesso in seconda serata da Rai1 l'8
agosto del 2015 in occasione dell'anniversario del disastro di Marcinelle e della "Giornata
nazionale del sacrificio e del lavoro italiano nel mondo".
Venerdì 16 settembre 2016
FORDONGIANUS Nella
sala del Consiglio comunale, alle ore 21.00 proiezione della video-intervista a Cosimo Carta (estratto da
“La mina”). Ore 21.30 “Musi neri”, (2012) 47 minuti.
Prodotto dalla Provincia di Pesaro Urbino e
realizzato da Filippo Biagianti, videomaker e giornalista dell'ufficio stampa dell'Ente, il
documentario si snoda attraverso il racconto dei flussi migratori che interessarono l'Italia centrale a
partire dal primo dopoguerra. Manodopera diretta verso la Francia, la Germania, il Lussemburgo. E
soprattutto verso l'area di Charleroi, grazie all'accordo tra governi che portò allo scambio tra la
forza-lavoro italiana e il carbone belga. Con testimonianze dirette e documenti storici vengono ricordati le
condizioni di lavoro proibitive e i drammi collettivi. In primis la tragedia di Marcinelle del '56, un
disastro minerario che costò la vita a 262 morti.
Venerdì 23 settembre 2016
ZURI Al museo,
ore 18.00, convegno dibattito. La diversità della presenza italiana in Belgio, relazione di Anne Morelli
(professoressa dell'Università di Bruxelles, specialista di storia delle migrazioni nel Belgio)
Migrazioni/emigrazioni: proposte per una casistica storica, relazione Adriano Prosperi (professore emerito
di Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa).
Alle ore 19.00 tavola rotonda con
Giovanna Corda (già parlamentare europea, vicesindaco di Boussu, Belgio) Carla Cantone (segreteria generale
FERPA, sindacato europeo pensionati e persone anziane) Martino Contu (docente di Sociologia dei processi
culturali – Università di Sassari) Maria Antonietta Mongiu (presidente Fai Sardegna) coordina Umberto Cocco
(giornalista) Alle ore 20.00, video-interviste a Serafino Putzolu, Raffaele Pinna, Basilio Patta, Giuseppe
Macis, Valentino Usai, Sebastiano Frongia, Pasquale Zaru, Salvatore Carta, Cosimo Carta, Raimondo Fiore e
Salvatore Zedde (estratto da “La mina”): sono andati via da Zuri, Sorradile, Samugheo, Tadasuni, Ardauli,
Teti, Austis. Poi sono tornati. «Un lavoro come i topi in mezzo alla polvere». (Basilio Patta) «Si doveva
strisciare come un serpente». (Sebastiano Frongia) «Quando prendevamo la gabbia si diceva “avanti, anche
oggi sette ore di guerra”». (Pasquale Zaru)
Sabato 24 settembre 2016
AUSTIS Al Centro
Sociale ore 18.00, video-intervista a Salvatore Carta (estratto da “La mina”): nel 1950 Salvatore Carta
parte per il Belgio assieme ai compaesani Giuseppe Arru, Antonio Floris e Giovanni Trogu. Vivrà a Flénu, non
distante dalla miniera di Cuesmes.
«Il sole in Belgio non si vedeva mai. Non vedevano mai il sole lì.
Io mai visto lo avevo. Le stelle,mai viste. Ha cominciato ad arrivargli nel 1959, quando mi sono sposato io.
Dall'anno è venuto il sole. I belgi contenti, le donne le vedevi sbracciate: è arrivato il sole come
l'Italia, comme en Italie, le soleil, le soleil, che bello. E ballavano fuori. Davvero. Allora adesso
arriva anche lì il sole, adesso arriva, perché il globo si è spostato». (Salvatore Carta)
Video-interviste
a Sebastiano Frongia e Valentino Usai (estratto da “La mina”): il 20 giugno del 1955 Sebastiano Frongia e
Valentino Usai lasciano Teti. Dopo accurate visite mediche a Nuoro, Milano e Charleroi, iniziano a lavorare
a La Roton di Farciennes.
«Sono andato in Belgio che qui era peggio di oggi: la gente scappava perché
c'erano capre e pecore come tutta la Sardegna. Avevamo bisogno di fare qualche cosa». (Valentino Usai)
«In miniera la gente non si chiama per nome, si chiama per numero. Ogni persona ha un numero di medaglia.
Per esempio io avevo 343. Se uno mi chiamava, mi chiamava 343, e io sapevo che chiamava me». (Sebastiano
Frongia)
Venerdì 30 settembre 2016
MACOMER Al Centro Servizi Culturali – ex caserme Mura ore
21.00, video-interviste a Michele Pinna, Antioco Oggiano, Antonio Daga e Antonio Frau (estratto da “La
mina”): Tre minatori di Sindia raccontano l'esperienza belga, la vita sopra la terra e la vita sotto
terra. Emerge il dolore e la sofferenza, l'assenza di paura e, a tratti, la reticenza. Antonio Frau è
figlio di Francesco, minatore di Ollolai che ha lavorato a 718 metri nella miniera La Roton di
Farciennes.
«Ormai non ho più nostalgia del Belgio: mia moglie ha pianto tre mesi quando siamo
arrivati, sei mesi quando siamo rientrati in Sardegna». (Michele Pinna) «Quando i minatori avevano finito il
loro turno di lavoro, noi li vedevamo passare. Erano tutti neri, irriconoscibili. Loro ci salutavano, però
non si capiva niente». (Antonio Frau)
Alle ore 21.30, il film “Dèjà s'envole la fleur maigre”
(1960), film di Paul Meyer, con Pietro Sanna (minatore di Ula Tirso) e la sua famiglia.
Giovedì 3
dicembre 2016
SardegnaSoprattutto omaggio ad Antonio Gramsci GHILARZA Torre Aragonese ore 18
dibattito
su Gramsci e la religione con Adriano Prosperi, Professore emerito di Storia moderna alla Scuola Normale
Superiore - Pisa
che risponde alle domande di Andrea Oppo, docente di Filosofia teoretica alla Facoltà
teologica di Cagliari Silvano Tagliagambe, filosofo
coordina Maria Antonietta Mongiu,
SardegnaSoprattutto
Giovedì 29 dicembre 2016
BUSACHI Sala servizi sociali ore 17.30
A
70 anni dall'accordo Italia Belgio sull'emigrazione
Toni Ricciardi presenta il libro
Marcinelle, 1956 (Donzelli editore, 2016)
Lo intervistano Umberto Cocco, Vincenzo Medde, Maria
Antonietta Mongiu con la partecipazione di Gianni Orrù (sindaco di Busachi), Ovidio Loi (sindaco di Ula
Tirso) e Antonio Solinas (consigliere regionale)
Il dibattito sarà preceduto dalla consegna del DVD ai
Comuni del Barigadu, e dalla proiezione di alcune brevi interviste ai minatori tratte da La Mina, di Simone
Cireddu e Barbara Pinna (2016, .... minuti), realizzata nell'ambito del progetto Uomini contro
carbone
Sabato 6 ottobre 2018
ORISTANO Hospitali Sancti Antoni, ore 17
A un secolo
dalla costruzione della diga del Tirso e dall'avvio delle bonifiche Il riformismo di Nitti e Omodeo.
L'operazione idroelettrica: obiettivi imprenditoriali, costi sociali
Ovidio Loi sindaco di Ula
Tirso
coordinatrice scientifica Maria Carmela Soru storica, Università di Cagliari
modera Umberto
Cocco giornalista
Maria Carmela Soru insegna Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze della
Formazione dell'Università di Cagliari. Si è occupata di storia delle donne, del loro apporto ai lavori
della Costituente, della storia sarda del Novecento, del pensiero sicialista tra fine Ottocento e primo
Novecento, della storia agraria del Campidano oristanese. Autrice di Terralba. Una bonifica senza
redenzione. Origini, percorsi, esiti. (Carocci, 2000)
Marisa Fois già Visiting Fellow al Graduate
Institute di Ginevra, ricercatrice all’Università di Cagliari, ha collaborato con il Centre des Mondes
Africains (CEMAf) di Aix-en-Provence. Si occupa di minoranze, politica e identità in Nord Africa,
decolonizzazione e postcolonialismo. Autrice di Politics and Minorities in Africa (Ed., Aracne 2012); La
minoranza inesistente. I berberi e la costruzione dello Stato algerino(Carocci 2013)
Toni Ricciardi tra
i coautori del Rapporto italiani nel mondo della Fondazione Migrantes, del primo Dizionario enciclopedico
delle migrazioni italiane nel mondo (Ser, 2014) e membro del comitato editoriale di «Studi Emigrazione».
Autore di Associazionismo ed emigrazione. Storia delle Colonie Libere e degli Italiani in Svizzera (Laterza
2013); Morire a Mattmark l'ultima tragedia dell'emigrazione italiana (Donzelli 2015); Marcinelle,
1956. Quando la vita valeva meno del carbone (Donzelli 2016); Breve storia dell'emigrazione italiana in
Svizzera. Dall'esodo di massa alle nuove mobilità (Donzelli, 2018)
Sandro Ruju Autore di Contadini
e pastori nella Sardegna del Novecento (per il volume Contadini, a cura di Maria Luisa Betri, Torino,
Rosenberg e Sellier, 2006); Il lavoro in Sardegna. Mutamenti, immagini e testimonianze (in La Sardegna
contemporanea a cura di Luciano Marroccu, Roma Donzelli, 2015); L'irrisolta questione sarda, (Cagliari,
Cuec 2018)
Piero Bevilacqua Autore, fra gli altri, di Breve storia dell'Italia meridionale
dall'Ottocento a oggi (Donzelli 2005); Storia dell'agricoltura italiana in età contemporanea
(Marsilio 1990); La modernizzazione introvabile. Un confronto sul Mezzogiorno (Calice 1990); Il paesaggio
italiano. Nelle fotografie dell'Istituto Luce (Editori Riuniti 2001)
Paesaggio Gramsci,
Associazione per il Parco letterario Comune di Ula Tirso Unione dei Comuni del Barigadu
contributo
Fondazione di Sardegna
patrocinio Università di Cagliari Enas Sardegna Consorzio di Bonifica di
Oristano
Venerdì 9 novembre 2018
GHILARZA liceo scientifico
Assemblea studenti e
docenti sulla diga del Tirso nel contesto della storia del Mezzogiorno fra le due guerre
Partecipano
De
Vincenti Amedeo Lepore, Giovanni Sistu
Sabato 10 novembre 2018
La mattina del 10 Visita
guidata alla diga delle terze classi del Liceo Scientifico (sede di Ghilarza) e del triennio dell'Ipsia
(Ghilarza)
Fordongianus hotel delle Terme. Convegno
con Claudio De Vincenti, Professore di
Economia Politica all'Universita' di Roma “La Sapienza”; Ministro per la Coesione territoriale e il
Mezzogiorno nel Governo Gentiloni.
Amedeo Lepore, Professore ordinario di Storia Economica presso
l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; docente presso il Dipartimento di Impresa e
Management della Luiss – “Guido Carli”, Roma. Membro del Consiglio di Amministrazione della SVIMEZ, dal 2011
è entrato a far parte del Comitato di Presidenza
Antonio Sassu Professore ordinario di Politica
economica presso l'Università di Cagliari, già presidente del Banco di Sardegna, già assessore regionale
alla Programmazione. Autore di "Lo sviluppo locale in Sardegna: un flop?" (Ediesse, Roma 2017)
introduce
Giorgio Macciotta, Presidente della Fondazione Casa museo di Antonio Gramsci, Ghilarza
modera Umberto
Cocco
saluti Serafino Pischedda
intervengono Salvatore Ladu (Gavoi), Francesco Mura (Nughedu Santa
Vittoria), Sandro Murtas (Macomer), Giampiero Vargiu (Villagrande), Vincenzo Medde,
Venerdì 22
novembre 2019
GHILARZA Ipsia
La ricostruzione storica dell'industria italiana del '900 nel
nostro immaginario
prof. Giuseppe Lupo docente di Letteratura italiana all'Università Cattolica di
Milano e tra i massimi esperti di letteratura industriale, collabora con Il Sole 24Ore e Avvenire, ha vinto
i premi letterari Grinzane-Cavour, Mondello, Selezione Campiello, Dessì e Vittorini. 'Breve storia del
mio silenzio', Marsilio, 2019, è l'ultimo romanzo.
''Aurora sarda'' di Pietro
Casu a un secolo dalla costruzione della Diga del Tirso
prof.ssa Gonaria FLORIS già docente di
Letteratura italiana all'Università di Cagliari, le sue ricerche si sono concentrate prevalentemente
sulla figura di Ludovico Ariosto e Dante Alighieri. Ha scritto Immagine e parola tra razzismi antichi e
moderni (2012); in “Questioni di letteratura sarda” (2012); “Amistade e disamistade nel sardo De André, fra
universi leopardiani e stampi deleddiani” in Cantami di questo tempo. Poesia e musica in Fabrizio De André
(2007). Autrice della prefazione al volume di Grazia Deledda Il tesoro, Ilisso (2007).
A cura
dell'Associazione Paesaggio Gramsci con il contributo dell'Unione dei Comuni del Barigadu, della
Fondazione Sardegna, Liceo Scientifico Mariano IV, Oristano
Sabato 5 settembre 2020
SANTA
CHIARA
Presentazione Aurora sarda stampa anastatica
PIETRO CASU (Berchidda 1878-1954) è una delle
figure più significative della cultura sarda della prima metà del Novecento. Parroco del paese natale per
oltre quarant’anni, fu noto in tutta la Sardegna per le sue omelie in lingua logudorese. Tradusse in sardo
la Divina Commedia (1929) e, sempre in sardo, compose numerose poesie e traduzioni poetiche dei grandi
autori della letteratura non solo italiana. Lavorò per tutta la vita alla compilazione di un imponente
Vocabolario sardo logudorese-italiano, edito dall'ISRE nel 2011. Compose in italiano - nell’arco di un
ventennio - dieci romanzi e tre raccolte di novelle. Fra gli altri: Notte sarda (1910), Ghermita al core
(1920), Mal germe (1925) e La voragine (1926). Aurora sarda è del 1922, stampato a Cagliari dalla Tip. Edit.
Cattolica Sarda, non vedrà nessuna nuova edizione da allora.
A Ula Tirso, dove si reca probabilmente in
missione di predicatore tra il 1918 e i primi anni '20, Pietro Casu vede insediarsi il cantiere per la
costruzione della diga del Tirso a valle del paese, un'opera gigantesca che arriverà ad occupare
sedicimila operai sino alla sua inaugurazione, nel 1924. Il sacerdote scrittore capisce le resistenze che si
annidano tra i contadini e i proprietari dei terreni di fronte all'incombere di una così sconvolgente
infrastruttura, intravede le novità che si agitano su questo sfondo. Braccianti e donne che trasportano
sabbia con i sacchetti portati sulla testa cominciano a guardare a un principio di organizzazione operaia e
socialista, mentre ingegneri continentali, tecnici di città, innescano dinamiche mai viste in questa parte
della Sardegna. Anche storie d'amore, caste, come si deve allo sguardo di un parroco, che rimette infine
tutto a posto, le inquietudini sociali e le pulsioni individuali, facendo prevalere il disegno della
Provvidenza, ma in una Sardegna rinnovata, irrigata, «i villaggi ridesti a una nuova speranza». «Il miracolo
di risurrezione» che Casu vede profilarsi è la prima modernizzazione dell'isola, e Aurora sarda è forse
il primo romanzo industriale della Sardegna.
«Fra le baracche di Santa Chiara, in mezzo al viavai
frettoloso di lavoratori e al rombo di carri e di macchine [….... ] spiegava alla brigata visitatrice di
signorine vagabonde, seriamente, simpaticamente, la linea della gran diga, lo spessore del muro colossale,
le capacità del bacino, la prodigiosa forza motrice che si calcolava di ottenere, e gli effetti maravigliosi
che si speravano dall'opera gigantesca. Lo vedeva ancora, come quel giorno, illuminarsi in viso,
fiammeggiar dagli occhi, quasi trasfigurarsi, nel parlar da ispirato dei miracoli che si opererebbero per
virtù di quella massa d'acqua ch'egli già vedeva imprigionata e riottosa e poi sfrenata nella furia
fantastica, urlante d'ebbrezza, come mostro sfuggito alle catene».
Copia anastatica finita di
stampare il .... agosto 2020 da Sardignaprint in occasione delle celebrazioni per il Centennale della Diga
del Tirso
a cura di
Paesaggio Gramsci , Associazione per il parco letterario - Ghilarza
Associazione Eredi Pietro Casu - Berchidda
con il contributo
Comune di Ula Tirso
Comune di
Berchidda
Regione Autonoma della Sardegna - Presidenza
Fondazione di Sardegna
Sabato 25
novembre 2023
Il documentario di Franco Brogi Taviani sulla diga del Tirso Liceo Scientificoin vista
del centennale del 2024
ospite della scuola e dell’Istituto Industriale il regista Franco Brogi
Taviani, autore nel 1998 del documentario Adiosu Diga Addio, che lo presenterà venticinque anni dopo,
commentandolo dopo la proiezione in dialogo con gli studenti e i docenti. Incaricato dall’Enel di
documentare la fine della diga dopo che l’anno prima era stato finito di costruire il nuovo sbarramento a
valle, nel territorio di Busachi, Taviani fa cominciare il film con la ripresa aerea di un volo di
fenicotteri sugli stagni del Sinis, poi risale il Tirso dalla foce e arriva alla diga attraverso il
paesaggio fluviale. Si sofferma sui nuraghi, vede le loro forme nei tegoloni dello sbarramento del 1924, ed
è questa lettura della grande opera - fatta a mano con grandi massi di basalto e trachite delle due sponde
del Tirso, da sedicimila fra uomini, donne, bambini, prigionieri austro-ungarici, persino disegnata a mano
dagli ingegneri Omodeo e Kambo - che il regista suggerisce ottant’anni dopo la sua costruzione. Ed è anche
la poetica di Franco Brogi Taviani, il gioco di immagini e racconto orale fra natura e arcaico, in un
contesto violato anche allora ma che gli alti viadotti dell’ultimo ventennio hanno stravolto a dismisura.
Della diga non ancora sommersa, che dovrebbe sparire nel giro di un’altra decina d’anni – dicono i tecnici –
sono mostrati dal documentario gli interni vasti e quasi sontuosi negli arredi e nei materiali liberty,
mentre si succedono le testimonianze di alcuni protagonisti, anziani che ci hanno lavorato, donne allora
bambine, scalpellini.
Autore di più di cinquanta titoli fra documentari, film per il cinema e per la
TV, il regista di origine toscana ha vinto fra gli altri un Premio Solinas, un Nastro d’Argento, un’Osella
d’Oro, il Leone D’Argento a Cannes per la pubblicità. Insegna Filmmaking e recitazione in Italia, ha tenuto
corsi anche in numerose Università del Brasile e nelle Barbados. L’incontro di Ghilarza è aperto anche al
pubblico, ingresso dal Liceo scientifico in via Alessandro Volta. L’organizzazione è insieme della scuola,
del comune di Ula Tirso, dell’associazione Paesaggio Gramsci, con il patrocinio gratuito delle unioni dei
comuni del Barigadu e del Guilcier, il sostegno finanziario della Fondazione di Sardegna.
Venerdì
1 dicembre 2023
Comune di Ula Tirso, in collaborazione con Paesaggio Gramsci e con il contributo
Fondazione di Sardegna 1924-2024 centennale della diga del Tirso DIGA100 In principio era l’acqua Lo
sbarramento di Santa Chiara e la svolta modernizzatrice nella Sardegna del ‘900 Dalle bonifiche
all’elettricità, gli effetti dell’opera di Omodeo a un secolo dall’inaugurazione
Ua Tirso - Convegno
dibattito ore 16.00, Centro sociale
Danilo Cossu (sindaco di Ula Tirso) La diga nostro orgoglio, ma gli
squilibri rimangono
Salvatore Mura (storico, Università di Sassari) Stato, economia, infrastrutture.
Una panoramica storica Antonio Bonatesta (storico, Università di Bari) Lo Stato costruttore di dighe Alberto
Cauli (storico, collaboratore Storica National Geographic) Operazione Picket: attacco alla grande diga sul
fiume Tirso Rossella Sanna (architetto) Immagini di un paesaggio elettrico. Un progetto per il 2024
Salvatore Corveddu (già segretario nazionale chimici Cgil) L’energia delle dighe, quel certo antico Green
restituito ai sardi Francesca Atzas (dell’Associazione italiana di storia orale, redazione storieoperaie.it)
Vite di sponda. L’autobiografia di tre comunità (Ula Tirso, Zuri, Ardauli). Un progetto Aiso di ricerca
partecipata Chiara Calzana (antropologa, Università di Milano – Bicocca) “Me peins”. La memoria collettiva
dopo le sciagure. Il caso Vajont Collaborazione: Aiso Associazione italiana di storia orale, Dipartimento di
Giurisprudenza-Università di Sassari, patrocinio: Enas, Comuni di Arborea, Ardauli (?) Ghilarza, Oristano,
Fai Sardegna (o Oristano?)
Venerdì 2 febbraio 2024
Centennale della diga di Santa Chiara
Venerdì
a Ula Tirso e sabato nei licei due giornate dedicate al Tirso
Due giornate di riflessione dedicate al
Tirso e al lago Omodeo sono in programma venerdì a Ula Tirso e sabato mattina nei licei di Oristano e
Ghilarza, con la partecipazione di quattro tra i maggiori studiosi italiani dei sistemi fluviali, il
sociologo dell’ambiente Giorgio Osti, il geografo Filippo Menga, l’ecologa Bruna Gumiero e la scrittrice
Elisa Cozzarini, giornalista di La Nuova Ecologia. E’ una delle iniziative organizzate dal comitato Diga
100, capofila il comune di Ula Tirso, nel quadro delle manifestazioni per il centennale della diga di Santa
Chiara, che cade il 28 aprile. Venerdì pomeriggio i tre docenti rispettivamente delle Università di Padova,
Bergamo e Bologna, daranno vita a una tavola rotonda coordinata da Elisa Cozzarini, introdotta dal sindaco
Danilo Cossu e alla quale sono stati invitati i sindaci dei territori attraversati dal Tirso, da Buddusò e
dal Goceano sino a Oristano, che da alcuni anni si stanno misurando con il Contratto di Fiume, strumento
adottato in molte parti d’Italia per tentare un governo delle acque ma già molto discusso, e superato anzi
in altre parti dell’Europa. Il tema dell’inquinamento diffuso da nitrati che interessa anche il Tirso, il
Taloro, verrà affrontato insieme con quello della rinaturalizzazione fluviale (dalla professoressa Gumiero
in particolare), delle esperienze condivise con il coinvolgimento dei territori, lo sviluppo locale delle
aree fragili come sono quelle del Barigadu, del Guilcier, del Goceano, di una parte del Campidano (tema del
professor Osti), i cambiamenti climatici, la scarsità d’acqua e le devastazioni che nonostante questo
produce, tema in particolare del professor Filippo Menga, sardo che insegna a Bergamo, autore di libri
sull’Asia, la Russia, l’acqua e gli equilibri geostrategici del mondo.
Sabato mattina il Tirso sarà al
centro di tre incontri nei licei, con Bruna Gumiero al Liceo Classico di Oristano a cominciare dalle 10
(presentata dall’architetta e paesaggista Enrica Campus), allo Scientifico di Oristano con Elisa Cozzarini
dalle 10.30, e sempre dalle 10.30 nell’aula magna dello Scientifico di Ghilarza per gli studenti del liceo e
quelli dell’Industriale IPSIA. Questo incontro è aperto anche all’esterno. La tavola rotonda di Ula Tirso,
nel Centro Servizi Sociali del paese, alle 17, ha il patrocinio anche dell’Ordine degli Architetti della
provincia di Oristano, e la partecipazione degli iscritti dà loro diritto ai crediti formativi
professionali. Con la Fondazione di Sardegna, sostengono l’iniziativa le Unioni dei Comuni del Barigadu e
del Guilcier, l’organizzazione è dell’associazione Paesaggio Gramsci.
ULA TIRSO, Centro Servizi sociali
– ore 17
Il Tirso alla prova della crisi ambientale A un secolo dalla costruzione della grande diga, il
rapporto difficile delle comunità con il fiume e con il lago Omodeo
tavola rotonda con
Giorgio
OSTI, docente di sociologia dell’ambiente e del territorio all’Università di Padova, dopo un lungo periodo
di ricerca e docenza all’Università di Trieste. Ha svolto numerose ricerche in due campi: la crisi
ambientale e lo sviluppo locale. Più di recente si è dedicato a temi idrosociali, come la scarsità d’acqua e
il rischio idrogeologico. Ha contribuito a fondare il network europeo ‘energy and society’ e la comunità di
pratiche ‘aree fragili’. Il suo lavoro più organico e recente è: G. Osti, Storage and Scarcity. New
Practices for Food, Energy and Water, (Routledge, London and New York, 2016).
Filippo MENGA, Professore
Associato di Geografia all’Università di Bergamo e Editor-in-Chief della rivista Political Geography. Prima
di rientrare in Italia ha lavorato, tra le altre, all’Università di Reading (dove è attualmente Visiting
Research Fellow) e all’Università di Manchester in Gran Bretagna. Autore di Power and Water in Central Asia,
(Routledge, 2018) e curatore (con Erik Swyngedouw) di Water, Technology and the Nation-State (Earthscan,
2018). Il suo prossimo libro sulla crisi idrica, Sete, verrà pubblicato in primavera da Ponte alle Grazie.
Nel 2018 è stato insignito del premio Scopus-Fulbright come miglior giovane ricercatore del Regno Unito nel
campo delle scienze sociali. BRUNA GUMIERO, ecologa fluviale con oltre 30 anni di esperienza (PhD in
Ecologia – 1993). Dal 1996 continuativamente fino a oggi ricopre il ruolo di professore a contratto presso
l’Università di Bologna. Le sue attività si sono focalizzare in diverse componenti degli ecosistemi d’acqua
dolce: la comunità fluviale di macroinvertebrati fluviali e il monitoraggio delle acque superficiali; la
funzione tampone delle fasce riparie nel rimuovere l’inquinamento diffuso dei nitrati; riqualificazione
fluviale. Attualmente si occupa di biodiversità e monitoraggio sia della vegetazione riparia che dei
Tricotteri, e di analisi dei servizi ecosistemici a livello di bacino. A differenza dell’economia e della
società, campi in cui è necessario effettuare cambiamenti sostanziali rispetto al passato, l’ecologia rimane
la base su cui si fonda il concetto stesso di sviluppo sostenibile. Per questo motivo dal 2016 la sua
missione si è focalizzata anche sulla diffusione delle scienze ecologiche e i concetti ad essa legata al di
fuori dell’ambito accademico intraprendendo e sviluppando percorsi di Citizen Science con i cittadini e le
autorità locali.
coordina Elisa Cozzarini, giornalista e scrittrice, si occupa di ambiente da oltre
quindici anni. Collabora con La Nuova ecologia, il mensile di Legambiente, e con il magazine vita.it. Tiene
un blog su vez.news. Si dedica al racconto dei luoghi attraverso la scrittura, la fotografia e
l’audiovisivo. Fra i suoi libri: Acqua guerriera. Vite controcorrente sul Piave (Ediciclo 2015), Radici
liquide. Un viaggio inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini (Nuova dimensione 2018) e Passeggiate
d'acqua (Odòs 2022). È in uscita in primavera, per La piccola filosofia di viaggio di Ediciclo, Gli
intrecci del fiume.
Sabato 3 febbraio 2024
Il Tirso, la crisi ambientale. I fiumi e i
cambiamenti climatici
ORISTANO Liceo Classico, ore 10 incontro con Bruna GUMIERO, ecologa, Università
di Bologna (presenta Enrica Campus, architetta e paesaggista)
Oristano Liceo Scientifico ore 10.30
Incontro con Elisa COZZARINI, scrittrice e giornalista di La Nuova Ecologia
GHILARZA aula magna Liceo
Scientifico ore 10 Incontro con Giorgio OSTI, sociologo dell’ambiente Università di Padova, con gli studenti
delle classi del triennio del liceo e dell’IPSIA
16 novembre - 15 dicembre 2024
Palazzo
Tirso, piazza Deffenu 4 - Cagliari Mostra fotografica TIRSO MIRABILE, le immagini del cantiere di Santa
Chiara nelle foto storiche conservate dall’archivio Costamagna a Torino, da quello dell’Enel a Napoli, da
altri archivi privati
inaugurazione sabato 16 novembre ore 18 con l’intervento di Luigi TOMASSINI
Professore Alma Mater e già presidente del Corso di Laurea in Beni Culturali, Direttore del Dipartimento di
Beni Culturali dell’Università di Bologna. E' attualmente Direttore della Fondazione di studi storici
"Filippo Turati"; membro del Comitato Direttivo della Associazione Italiana di Public History;
Presidente Onorario della SISF (Società Italiana per lo Studio della Fotografia); Presidente del Comitato
Scientifico della Fondazione Alinari per la Fotografia (Regione Toscana).
Venerdì 13 dicembre
2024
Da “Aurora sarda” di Pietro Casu a “Il cammino spezzato” di Bachisio Zizi. Una “nostra”
letteratura industriale
con Gonaria FLORIS già professore associato di Letteratura italiana presso
l’Università degli studi di Cagliari. Collabora con diverse riviste fra le quali “Portales”. Per la Ilisso è
autrice della prefazione al volume di Grazia Deledda “Il tesoro” e di quella al romanzo “Aurora sarda” di
Pietro Casu.
Natalino PIRAS, scrittore, già bibliotecario nel Consorzio per la pubblica lettura “S.
Satta”. Laureato in lettere con una tesi su Leonardo Sciascia, ha scritto per i due maggiori quotidiani
sardi, “L’Unione Sarda” e “La Nuova Sardegna”, e il mensile per i sardi nel mondo “Il Messaggero sardo”. Ha
pubblicato saggi di cinema, letteratura sulle riviste “Ichnusa”, “Nuova Rinascita sarda”, “La Grotta della
Vipera”, “Erbafoglio”, “Arte Mondadori”, “Topi di Biblioteca”, “Poesia” sui poeti sardi del Novecento
Mercoledì
18 dicembre 2024
ORISTANO Con una conferenza su Angelo Omodeo domani si apre la mostra fotografica
della diga del Tirso. Al Mistral 2 sino al 19 gennaio
Con una conferenza di Andrea Filippo Saba su
Angelo Omodeo viene inaugurata domani 18 dicembre (ore 18.00) all’Hotel Mistral 2 di Oristano la mostra
fotografica sulla diga del Tirso a cento anni dall’inaugurazione. Esposte in parte sino a domenica all’Hotel
Palazzo Tirso a Cagliari, dove ebbe sede la Società Elettrica Sarda, le foto della diga provengono in gran
parte dall’archivio di Felice Costamagna, ingegnere piemontese, direttore del cantiere di Santa Chiara,
commissionate con il fratello Andrea - direttore amministrativo - per conto della Società Elettrica Sarda
(SES). Alla sua morte, furono lasciate in eredità a Felice Italo Pisu, e alla scomparsa di questi (nel 2011)
sono passate ai figli Aldo, Lino e Sandro Pisu, i quali - acquisite le stampe in digitale - le hanno rese
disponibili per la pubblicazione e la fruizione. Le stampe sono una parte delle 60 immagini complessive
arrivate in Sardegna da Torino e costituiscono il racconto in progress dell’edificazione della Diga di Santa
Chiara a Ula Tirso. Le stampe originali, in buono stato di conservazione, sono per lo più nel formato 22X16
cm. Rimandano a scatti eseguiti tra il 1920 e il 28 aprile 1924, realizzati all’interno di varie campagne
fotografiche, e sono in parte anonimi. Uno dei fotografi coinvolti nel lavoro di documentazione è stato
sicuramente Mario Pes, olbiese deceduto a Cagliari nel 1963, dopo aver lavorato per le Ferrovie
Complementari della Sardegna. Suoi sono gli scatti che documentano la demolizione nel vecchio villaggio di
Zuri e la ricostruzione della chiesa romanica di San Pietro nell’altopiano. Al Mistral 2 viene esposta anche
un’opera dell’illustratore Giulio Cisari (Como 1892 - Milano 1979) dal titolo “la diga di Santa Chiara
d’Ula”, con la quale nel 1934 l’artista partecipò alla XIX Esposizione Internazionale d’Arte della Città di
Venezia. Incisore e in particolare xilografo, Cisari studiò all'Accademia di Brera e divenne poi membro
dell'Accademia stessa e direttore dell'Istituto di Belle Arti di Urbino. Contribuì con opere di
illustrazione, cartellonismo e grafica minore al grande movimento di rinascita della xilografia originale,
iniziato in Italia da De Carolis (del quale fu allievo), nel primo decennio del secolo. Attivo anche come
architetto e scenografo, si dedicò in prevalenza all’illustrazione e decorazione dei libri per gli editori
Treves, Bemporad, Alpes, Mondadori e delle edizioni musicali Ricordi. Subito dopo l’inaugurazione, nella
sala dello stesso hotel di via XX Settembre, Andrea Saba terrà la conferenza su Omodeo aggiornando sugli
studi che hanno preceduto e seguito la sua fondamentale opera di raccolta degli scritti dell’ingegnere
lombardo, nel 2004 per l’editore Laterza. Saba – dottore di ricerca in storia, impegnato in progetti di
storia ed educazione civica per le scuole nell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia, autore fra gli
altri di una “Storia ambientale”, di saggi sulla memoria e la didattica della storia – riempì un vuoto negli
studi su Omodeo vent’anni fa, rilevato dallo stesso professor Piero Bevilacqua che fu tra i primi a mettersi
sulle tracce della pur importantissima figura dell’ingegnere, chiamato a costruire dighe in mezzo mondo, dal
Canada al nord Europa, all’Asia, amico di Turati, socialista emarginato dal fascismo, interlocutore di
Stalin nella progettazione di grandi trasformazioni nell’allora Unione Sovietica. La mostra fotografica si
inserisce nel quadro delle manifestazioni organizzate da Paesaggio Gramsci, associazione presieduta da
Umberto Cocco, con il patrocinio della Regione Sardegna, Assessorato dei beni culturali, della Fondazione di
Sardegna, del Comune di Ula Tirso. È allestita da Cristiana Carta, Fabio Ferrari, Paulina Herrera, Barbara
Pinna, Rossella Sanna, grafica e stampa di Sardignaprint
Sabato 11 gennaio 2025
ORISTANO
Francesco
Ciusa e l’acqua
Il miraggio della modernità
Francesco CIUSA è attivo a Oristano quando con la
monumentale diga di Santa Chiara e la bonifica di Terralba e Arborea la modernità fa irruzione in questa
parte della Sardegna, tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso Lo scultore (fondatore della Scuola
d'arte in città, e che ha sposato una donna di Sedilo) rimane colpito dalle trasformazioni, e
l'ANFORA SARDA è la testimonianza che ne lascia: "ad alto contenuto simbolico, aderente a un ideale
di sardità, l'opera - ravvivata dal miracolo del nuovo - riesce tuttavia a schivare qualsiasi tentazione
retorica di regime"
Conferenza del professor
Giorgio PELLEGRINI
già docente di Storia
dell'Arte Moderna e Contemporanea e Storia dell’Architettura Contemporanea presso le facoltà di Lettere
e di Architettura dell’Università di Cagliari. E’ dell’ottobre 2023 la curatela della mostra "I Fratelli
Melis. Una famiglia d'arte nell'isola dei colori" (Palazzo di Città, Cagliari).Ultimo, personale
ambito di ricerca, lo “sguardo” dei viaggiatori stranieri in Sardegna: ha ideato e curato due mostre
dedicate ad Alberto Ferrero della Marmora e al reportage sardo del fotografo tedesco August Sander.
Recentemente ha inoltre tradotto, curato e pubblicato le prime versioni in italiano di "Souvenirs d’un
séjour en Sardaigne", di Charles de Saint Severin e di "Sardinien. Ein Reisebuch", di Max
Niehaus (Edizioni Della Torre, Cagliari).
Associazione per il parco letterario
Corso Umberto I, 31 09074 Ghilarza (OR)
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